Il dolore
Il condotto pubblico rimane pieno di alghe
Ancora problemi per la scarsa manutenzione del canale. La commissione speciale del Comune sta per finire i lavori
Luigi Spinosi
LUCCA. È in dirittura d’arrivo il lavoro della commissione speciale costituita dal Comune e dedicata al condotto pubblico, ai suoi problemi e ai problemi di chi vive nelle sue vicinanze. I temi sul tappeto sono tanti: la pulizia del canale da fango e alghe, i problemi della fauna ittica (meno di un mese fa ci fu una moria di pesci) e poi la questione degli allagamenti e dei cedimenti di porzioni di argini, in particolare nella zona di San Pietro. Per le conclusioni della commissione (che sarà chiusa a novembre) ci sarà da attendere un po’ più di quanto previsto inizialmente, poiché che la presidente Alessia Angelini ha chiesto una proroga per ricevere tutta la documentazione richiesta ai vari enti coinvolti. In particolare si attendono le relazioni di Arpat, Sistema Ambiente e Consorzio di bonifica. «Se però nel frattempo vi sono cittadini che vogliono esporre le loro problematiche – spiega la presidente – potranno rivolgersi a me o al vicepresidente Alessandro Di Vito per portare la propria documentazione». Nel frattempo si sono svolti anche i sopralluoghi, dai quali è emersa in tutta la sua evidenza la questione della proliferazione delle alghe, oltre a una sporcizia generalizzata del canale stesso («È uno dei problemi più grossi», conferma Angelini).
L’altro grande motivo del contendere è rappresentato dalla portata del canale, una portata che in molti ritengono eccessiva, e quindi causa di problemi, per rendere conveniente l’attività delle centraline elettriche presenti sul condotto stesso (maggiore è la portata, più veloci vanno le turbine, più energia si produce). Una convinzione diffusa ma smentita dai diretti interessati: «Noi siamo assolutamente collaborativi – commenta l’ingegner Dario Bessi, consulente dei concessionari che operano sul condotto – inizialmente all’interno della commissione c’era chi sollevava dubbi sulla quantità di acqua che veniva fatta scorrere nel canale. Da parte nostra abbiamo fornito tutta la documentazione necessaria, comprese anche le fatture, per dimostrare che rispettavamo i limiti previsti».
Ma su quella questione qualche perplessità resta: non sul rispetto dei limiti, ma sull’opportunità di rivederli: «Devo dire – è il commento di Massimiliano Bindocci (M5s), consigliere di opposizione e membro della commissione – che Alessia Angelini sta lavorando moltissimo, anche se la commissione dovrebbe essere riunita più spesso. Non sono d’accordo però sull’attribuzione delle responsabilità dei problemi alla scarsa manutenzione. Certo, il problema c’è, ma la vera questione secondo me resta la pressione dell’acqua. È vero, il concessionario rispetta abbondantemente i limiti previsti: il massimo della portata consentita è di cinque metri al secondo, e il valore riscontrato è quasi della metà (tre metri al secondo). Ma forse sono proprio quei limiti da rivedere. Per questo ritengo opportuno fare un nuovo studio».
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