Sicurezza
L’astromelia si produce a Lucca e non causa emissioni nocive
L’azienda Fratelli Bevilacqua di San Pietro a Vico continua a coltivarla Secondo Coldiretti è l’ultima in Toscana. L’appello: «Comprate fiori a km zero»
lucca. Cresce in Toscana il “Giglio degli Incas”, senza produrre emissione di gas serra. L’astromelia, il fiore esotico originario delle Ande resiste, nonostante la concorrenza dei paesi stranieri, in provincia di Lucca, a San Pietro a Vico, dove è rimasta una sola azienda a produrlo. L’unica probabilmente in Toscana. Si tratta dell’azienda Fratelli Bevilacqua. Sono lontani i tempi in cui il solo distretto floricolo della provincia di Lucca e Pescia, produceva milioni di steli. Nonostante la sua bellezza, i suoi colori, l’astromelia è un fiore a “rischio estinzione”.
A denunciarlo sono Coldiretti Lucca e Affi, l’associazione dei floricoltori e fioristi italiani che puntano il dito contro l’effetto inquinamento dei fiori importanti dall’estero. «Ogni stelo di singola astromelia consuma dai due ai tre chilogrammi di i anidride carbonica – spiega Cristiano Genovali, presidente di Affi –. Il commercio mondiale permette a questo fiore di averlo a disposizione 365 giorni l’anno ma questa disponibilità ha un costo notevole in termini ambientali e di inquinamento. L’astromelia è una varietà che sta lentamente sparendo dalle serre toscane. L’importazione di prodotti dall’estero, dove l’incidenza di voci come lavoro ed energia sono enormemente più basse, ha progressivamente costretto le aziende floricole a riconvertirsi verso altre produzioni. Il risultato è che oggi una sola azienda produce questo particolare fiore».
Secondo un’analisi della Coldiretti per trasportare un mazzo di rose da Lima in Perù fino all'aeroporto di Ciampino di Roma percorrendo 10.800 chilometri su un Boeing 747 si consumano quasi 5 chili di petrolio e si emettono quasi 15 chilogrammi di anidride carbonica con un dispendio energetico e un impatto ambientale negativo facilmente evitabile. Lo stesso trasporto da Nairobi in Kenia a Roma fa consumare, per i 5.400 chilometri del tragitto, 2,5 chili di petrolio con emissione di quasi 8 chilogrammi di anidride carbonica.
La floricoltura arriva da un periodo duro che ha accelerato il ridimensionamento di alcune varietà. La pandemia ha fatto il resto. «Acquistare fiori a km zero, freschi, locali, significa sostenere un comparto importante della Toscana e della nostra provincia e limitare l’emissione dei gas serra», conclude Alessandro Corsini, direttore Coldiretti Lucca.
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