Gioco
Disoccupato pronto a restituire i soldi del beneficioche non gli spetta
BARGA. Altri 150 fascicoli di persone che per ottenere il beneficio del reddito di cittadinanza utilizzavano documenti falsi o attestanti cose non veritiere violando l’articolo 7 del decreto legge 4 del 2019 convertito con legge 26 del 2019 sono finiti sul tavolo del sostituto procuratore Lucia Rugani. Ma tra i tanti “furbetti” del reddito di cittadinanza occorre registrare anche qualche “mosca bianca” che ha ottenuto il beneficio in modo inconsapevole attraverso la compilazione della documentazione da parte di patronati.
Si tratta di una persona di 68 anni, agricoltore, residente in Garfagnana che, per una serie di situazioni, non ha potuto ancora accedere al beneficio pensionistico. Gli mancherebbe un anno per poter avere i requisiti necessari poiché, probabilmente, per un certo periodo non ha effettuato (personalmente o tramite l’azienda in cui lavorava) il versamento contributivo. Vista l’impossibilità di poter svolgere un lavoro causa Covid, il sessantottenne si è rivolto a un patronato. Lì gli hanno assicurato che avrebbero trovato una soluzione temporanea adatta al suo caso attraverso il reddito di cittadinanza. Così, con l’assistenza del patronato, l’uomo ha compilato la dichiarazione Isee dell’anno.
Il guaio è che nessuno degli addetti che lo seguivano ha controllato se l’uomo viveva da solo e se c’erano altri redditi nel nucleo familiare. Morale? Ha percepito indebitamente dal 2020 la somma di 3.600 euro e gli uffici lucchesi dell’Inps hanno riscontrato l’irregolarità in quanto il sessantottenne viveva in famiglia e altre persone percepivano un reddito. Così è stato denunciato per la violazione del primo comma dell’articolo 7 del decreto legge convertito in legge sul reddito di cittadinanza prevede una pena che va dai due ai sei anni di reclusione.
Ma in questi giorni il sessantottenne della Garfagnana, per dimostrare la sua buona fede, ha inviato in procura una memoria difensiva in cui racconta la sua vicenda e si dice pronto a restituire all’Erario i 3.600 euro percepiti indebitamente senza dolo, ma su suggerimento del patronato. Povero sì, ma onesto. Con ogni probabilità la procura, proprio per mancanza dell’elemento soggettivo, chiederà l’archiviazione. Continuano comunque gli accertamenti sugli ormai trecento casi depositati in procura dall’Inps e che riguardano persone provenienti da tutta la Lucchese le quali, per l’accusa, avrebbero violato la norma e rischiano di essere rinviati a giudizio. Una cosa pare certa: l’Inps per i pagamenti non dovuti rischia di perdere molte centinaia di migliaia di euro.
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