Sicurezza
Comitati pronti alla protesta in consiglio contro l’ipotesi di vendere l’ex Manifattura
Raccolte in pochi giorni oltre 1.400 firme per avviare il processo partecipativo e decidere il futuro del complesso
Luigi Spinosi
LUCCA. La protesta e la proposta. La protesta è quella annunciata per martedì, quando il consiglio comunale sarà chiamato a esprimersi sulla possibilità di mettere in vendita una parte consistente dell’ex Manifattura sud. La proposta, sottoscritta da oltre 1.400 firme, è quella di avviare un processo partecipativo, così come previsto dalla legge regionale.
«Firme raccolte in pochi giorni, che testimoniano la voglia dei lucchesi di dire la loro, di far sentire la propria opinione su un progetto che riguarda il futuro della città, di rifiutare le decisioni calate dall’alto», dicono, nell’incontro con la stampa, i comitati scesi in campo in difesa del complesso e pronti a costituire l’associazione “Lucca per la partecipazione”. Paolo Pescucci, Gemma Urbani, Virginio Giovanni Bertini, Claudio Pardini Cattani, Oriana Spaziani Rispoli, Barbara Rigamonti e il rappresentante di Legambiente Lucca Michele Urbano si alternano nel ribadire la filosofia che caratterizza la loro battaglia per il complesso dell’ex Manifattura, e che è condivisa da molti cittadini, a giudicare dal numero di firme raccolte in breve tempo («E che continuano ad arrivare, anche se la raccolta è stata chiusa»). Molte di più delle 840 richieste dalla legge.
L’iter adesso prevede l’esame della richiesta da parte della Regione, poi la questione tornerà al Comune che dovrà decidere se avviare o meno il processo partecipativo. Il tema sul tappeto, oggi, era questo, ossia quello di garantire la partecipazione dei cittadini sulle decisioni che riguarderanno il futuro della ex Manifattura. Poi, sulla questione specifica, quella che si dovrebbe affrontare in quel confronto (ossia cosa fare del complesso), la posizione di chi ha promosso la raccolta firme è chiara: mantenere quello spazio al servizio della comunità. Viene citata quale di esempio la proposta di Music Innovation Hub di farne una città della musica, ma le ulteriori idee avanzate sono tante (polo scolastico, museo e così via). E sulla sostenibilità economica vengono ricordate le tante possibilità a disposizione, sotto forma di contributi e finanziamenti disponibili, soprattutto in questo periodo. Quella che viene bocciata è la cosiddetta idea «dello spezzatino». Spezzatino inteso sia come un recupero che non sia inserito in una visione d’insieme per tutto il complesso, sia come una cessione a privati. Ed è qui che il capitolo proposta incontra il capitolo protesta.
L’inalienabilità del complesso è considerata condizione imprescindibile, e senza la quale ogni confronto diventa inutile. Quindi l’ipotesi di una messa in vendita di una parte della ex Manifattura svuoterebbe il processo partecipativo sul nascere, rendendolo inutile. «Sarebbe uno schiaffo nei confronti della volontà della cittadinanza, la Manifattura è un complesso unitario e va pensato in modo unitario», hanno sottolineato i promotori della raccolta firme. Promotori che non hanno alcuna intenzione di assistere passivamente all’evolversi della situazione, che martedì, con l’esame della proposta di vendita in consiglio, conoscerà una tappa forse decisiva: «Lanciamo una proposta – ha sottolineato Bertini – per una mobilitazione prima e durante il consiglio comunale, con striscioni, tamburi e tutto ciò che fa rumore. Chi voterà questa mozione di vendita se ne dovrà assumere la responsabilità politica».
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