Attenzione
Per ore attende di essere visitata al pronto soccorso
LUCCa. Aspettare su un lettino, nel pronto soccorso, non è certo un’esperienza piacevole. E, a volte, quando l’attesa si fa particolarmente lunga la rabbia diventa ancor più forte del dolore. Così, dopo aver atteso una visita che non arrivava, la protagonista della nostra storia ha scelto di farsi venire a prendere e tornare a casa. «Ma al San Luca non rimetterò più piede, piuttosto preferisco morire a casa mia». Parole dure quelle della nostra lettrice, una donna di 70 anni, che ha chiamato la redazione per protestare.
«Ero sul letto e non riuscivo più a muovere le gambe – racconta la donna – ho chiamato la Misericordia e mi hanno portato al pronto soccorso dell’ospedale. Lì mi hanno lasciato su un lettino, dalle sette di sera che sono arrivata fino alle due di notte quando, esasperata, ho chiamato mia figlia per farmi venire a prendere. A quel punto ho firmato e sono venuta via. Adesso sono a casa, sul letto, e andrò a farmi controllare da qualche specialista. Ma di certo non torno al San Luca. Mi hanno lasciato lì, per tutto quel tempo, senza che nessuno mi dicesse niente, senza nemmeno un bicchiere d’acqua». La donna lamenta poi un altro particolare: «Sono rimasta stupita nel vedere che nessuno mi ha fatto alcun tampone».
Interpellata sul caso l’Azienda sanitaria replica fornendo una versione diversa del caso, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto degli orari, non sette ore come dichiarato dalla paziente, ma meno di tre (anche se c’è da dire che in effetti, a trascorrerlo su un lettino di ospedale, il tempo sembra sempre dilatarsi): «L’ingresso della signora – è la risposta dell’Asl – è stato registrato alle 21,45, e alle 0,43 ha deciso di andarsene e ha firmato. Ci scusiamo dell’attesa, ma i parametri della signora erano stati rilevati, e al suo caso era stato assegnato un codice tre, l’equivalente di un codice verde. E vi erano altri casi più gravi, codici gialli e rossi, che avevano la precedenza».
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