La manifestazione
Lucca, il lavoro stagionale è sempre più grigio
La Filcams-Cgil in centro storico per intercettare situazioni di irregolarità
LUCCA. Il lavoro stagionale è sempre più grigio. «È questa la vera tendenza che ha fatto emergere la pandemia», spiegano Sabina Bigazzi, segretaria generale della Filcams-Cgil di Lucca, e Massimo Dinelli, responsabile organizzativo della Filcams-Cgil di Lucca. E anche per questo, ieri mattina, il sindacato è sceso in strada, nel centro storico. Da via Fillungo a via Santa Croce, da piazza San Michele a piazza Napoleone. Per ascoltare i lavoratori di bar, ristoranti, hotel e pasticcerie e dire loro solo una cosa: «Se serve, ci siamo».
«Quest’anno, all’inizio della stagione, si è detto che non si trovavano lavoratori stagionali – spiega Bigazzi – ma la realtà è un’altra: con la pandemia sono sempre meno i dipendenti retribuiti per le ore effettivamente lavorate. I lavoratori sono stanchi e, prima di sottoporsi all’ennesima umiliazione, preferiscono non accettare il posto. È anche comprensibile. Ma c’è anche chi dice sì. Nonostante tutto». Quella di ieri è stata, prima di ogni cosa, una campagna di informazione. E di sensibilizzazione, anche.
«Ci avviciniamo ai lavoratori, soprattutto nelle realtà meno sindacalizzate – sottolinea Dinelli – e chiediamo loro se hanno un contratto di lavoro regolare e quante ore, stando a quel contratto, devono fare. Ma anche se lo stipendio è adeguato e se hanno il riposo settimanale. Da questi sondaggi emerge che il lavoro stagionale è sempre più grigio. Il problema non è tanto l’assenza di un contratto. Spesso un contratto c’è, ma sono poche le ore retribuite rispetto a quelle lavorate».
E il tema non riguarda solo i diritti negati, ma anche la qualità del turismo. «Il rischio è che la qualità dei servizi ne risenta – precisa Sabina Bigazzi – . In Italia, infatti, c’è la concezione che il turismo sia un prodotto che si vende da sé. In realtà non è così: il turismo, come tutti gli altri settori, ha bisogno di investimenti. È l’ora di smetterla di comportarsi come se viaggiasse su un binario solitario. Il lavoro stagionale è diventato il simbolo della squalificazione professionale, senza alcun investimento nella formazione, ad esempio». I sindacalisti hanno trascorso alcune ore nel centro storico, consegnando volantini e ascoltando la voce dei lavoratori stagionali. «Per capire gli effetti di questa campagna bisognerà aspettare la fine della stagione – concludono Bigazzi e Dinelli – per capire quante domande di disoccupazione Naspi i lavoratori presenteranno. Ma va detto: il lavoro stagionale è diventato una giungla, dove regna l’irregolarità».
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