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Lucca

«L’ansia per mio padre a New York»

«L’ansia per mio padre a New York»

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LUCCA. «Mister Friedman il suo Paese è sotto attacco». Sono queste le parole con cui un addetto alla dogana dell'aeroporto di Fiumicino accolse Alan Friedman, giornalista statunitense, lucchese d’adozione, appena sbarcato in Italia. «Stavo rientrando da Londra per girare un programma Rai – racconta – Erano le 16 e il signore che timbra i passaporti mi disse quella frase. Lì per lì non compresi ma ci misi poco a realizzare. Mi attaccai al telefono per chiamare i miei familiari ma le linee erano in tilt e per diverse ore non riuscì a contattarli. Ero in ansia per mio padre che proprio quella mattina aveva una riunione di lavoro al Word Trade Center. Per fortuna era vivo: era arrivato davanti al Wtc attorno alle 8,50 pochi minuti dopo lo schianto del primo aereo e fece in tempo ad allontanarsi. Camminò a lungo per Manhattan, arrivò a casa di mia madre e si abbracciarono, felici di essere vivi. Quel giorno il mondo ha perso l’innocenza: siamo entrati in un’epoca di alta tecnologia ma anche di terrorismo micidiale».

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