Il Tirreno

Lucca

la testimonianza 

Il racconto di pace di padre Jacques prigioniero dell’Isis

Il racconto di pace di padre Jacques prigioniero dell’Isis

Alla convention organizzata  da Spazio Spadoni il religioso ha raccontato quei mesi di paura e speranza e lancia un invito al dialogo 

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LUCCA. Il vero strumento per sconfiggere violenza e terrorismo? No, non è rappresentato dalle armi, ma dal dialogo. E a dirlo non è qualcuno che la guerra, il terrore, lo vede in Tv dal salotto di casa, ma chi quelle esperienze le ha vissute sulla propria pelle. L’incontro in videoconferenza con padre Jacques Mourad è stato probabilmente uno dei momenti più alti del già notevole programma della convention “Fare spazio alla reciprocità” organizzata da Spazio Spadoni.

Padre Jacques, religioso siriano, è stato infatti per parecchi mesi prigioniero dell’Isis, dopo l’invasione del suo paese. Fatto prigioniero pensava che il proprio destino fosse segnato. Portato a colloquio con uno dei suo carcerieri però fu accolto dal tradizionale saluto arabo (salam): «Per me fu una sorpresa – racconta il religioso – perché salam significa pace. E loro non danno pace a quelli che, come me, son considerati miscredenti». Ne nacque un colloquio di 50 minuti, in cui il jihadista gli disse di considerare quella prigionia come un periodo di ritiro spirituale. Una situazione che alleviò un po’, ma non fece scomparire, la paura. Poi, prigioniero a Palmira con altri 250 cristiani, l’incontro con un nuovo jihadista, che gli comunicò la decisione presa dal califfo nei loro confronti: quello di “dargli la manna”, ossia la vita. «Quando gli chiesi il perché – ha detto padre Jacques – mi diede una risposta che mi colpì: “perché voi non avete preso le armi contro i musulmani”. Questa risposta è molto importante per capire l’Islam e il suo pensiero». Poi il ritorno al suo paese, e la successiva decisione di fuggire. Aiutato in questo da un amico musulmano («Mi disse che era disposto a morire per me, e tanti musulmani hanno aiutato i loro amici e vicini cristiani a salvarsi»).

Tanti i messaggi racchiusi in questa testimonianza, ma su tutti uno: «Cercare sempre l’uomo in chi sta davanti a noi, anche in chi è duro con noi».

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