Sicurezza
«Ora nostra figlia può vivere la sua vita»
La gioia dei genitori della ragazza che ha ottenuto dal tribunale la possibilità di rettificare il genere allo stato civile
lucca. Il riconoscimento della vera identità ed espressione di genere per la loro figlia è stata il passo decisivo verso la libertà di vivere serenamente la propria vita. I genitori della ragazza, oggi sedicenne, tengono a ribadirlo, con le loro stesse parole, attraverso l’associazione GenderLens, alla quale si rivolsero all’inizio del percorso che li ha portati fino all’autorizzazione del tribunale: di questa notizia abbiamo parlato sulle nostre cronache del Tirreno di Lucca del 28 agosto scorso.
«Finalmente – dichiarano i genitori – a nostra figlia viene legalmente riconosciuto il diritto di essere se stessa, senza dover essere sempre costretta a fare continui e forzati coming out, a subire bullismo, discriminazioni e possibili aggressioni ogni volta che deve mostrare documenti anagrafici che non la rappresentano».
«Quando abbiamo compreso quello che nostra figlia ci stava dicendo – prosegue la testimonianza dei genitori – aveva undici anni, anche se all’inizio non è stato facile perché nessuno era in grado di spiegarci questa situazione, abbiamo cercato supporto e informazioni. Ci siamo rivolti a un centro specializzato che ci ha poi accompagnato con professionalità e competenza. In questi anni abbiamo supportato nostra figlia in modo positivo perché essere dalla sua parte, riconoscerla e rispettarla per ciò che è, ha fatto la differenza: siamo più forti insieme, sia nell'affrontare le difficoltà ma anche per cavalcare quella leggerezza e ironia necessarie in certi momenti. Nella scuola primaria frequentata da nostra figlia, avevamo chiesto la carriera alias (la possibilità di sostituire, nel registro elettronico il nome anagrafico con quello di elezione scelto della persona, ndr), soluzione provvisoria che per fortuna era stata accordata e attivata. Purtroppo, anche questo non è un diritto ma una concessione fatta quando si trova una dirigenza scolastica sensibile a queste esperienze. Infatti, nella scuola secondaria questo non è stato possibile ma ora con la sentenza di rettifica anagrafica nostra figlia potrà vedere riconosciuto il proprio diritto ed essere felice quando cercherà di raggiungere gli obiettivi che si pone. E noi genitori siamo felici con lei».
Una testimonianza toccante e propositiva, quella dei genitori della ragazza, che oggi fanno parte di GenderLens, associazione di famiglie con figlie e figli con varianza di genere, che «condivide la felicità di questi genitori e ribadisce l’importanza di fare rete tra le tante famiglie che vivono questa esperienza, perché il supporto, la conoscenza e la corretta formazione sono gli attrezzi necessari per far conoscere questa realtà che richiede e necessita di vedere riconosciuti diritti e dignità. Prendiamo atto con soddisfazione che un’altra sentenza positiva è arrivata a colmare il divario legislativo presente nelle istituzioni».
Secondo GenderLens, «rispetto ad altri paesi in Italia manca il diritto di poter autoaffermare il proprio genere, con consenso informato, senza dover ottenere diagnosi mediche e passare poi da tribunali, perché la varianza di genere o l’essere trans non è una malattia ma un’espressione delle tante possibilità del genere umano».
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