Il Tirreno

Lucca

L’INCHIESTA SUL RICICLAGGIO IN TOSCANA  

«La camorra voleva condizionare le elezioni»

Matteo Leoni

Emerge in un’informativa del Gico dai colloqui tra l’imprenditore Piccolo e un’altra persona alla vigilia delle amministrative

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Matteo Leoni

LUCCA. La camorra progettava di avvinghiare i suoi tentacoli sulla politica toscana. Accadeva nel 2017, quando ambienti ritenuti vicini al clan Zagaria avrebbero ideato il tentativo di condizionare le elezioni comunali a Lucca.

L’intento, finito in un nulla di fatto, è ipotizzato dai militari del Gico della guardia di finanza a seguito di una conversazione telefonica intercettata nell’ambito di un’inchiesta sul riciclaggio di denaro sporco in Toscana, condotta dalla Dda di Firenze e che nel gennaio scorso ha portato a 34 misure cautelari.

Gli intercettati, finiti nel mirino della finanza in relazione ai loro affari tesi all’aggiudicazione di appalti in Toscana, parlano anche delle amministrative lucchesi. La loro volontà, scrivono nel brogliaccio di un’informativa gli investigatori delle fiamme gialle, era quella di favorire la vittoria della coalizione di destra. Nella conversazione finita nel mirino delle fiamme gialle, avvenuta il 4 giugno del 2017, Giuseppe Piccolo, imprenditore residente ad Altopascio e originario della Campania, contatta al telefono Stefano Cicala, poi finito ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta, e gli propone un incontro con un uomo, cognato di un suo vicino di casa, che in caso di vittoria del centrodestra si sarebbe prodigato per favorire l’aggiudicazione di futuri lavori alle loro società.

Piccolo spiega a Cicala che avrebbero dovuto dare il voto a questa persona, non identificata nella conversazione, in modo che poi, una volta eletto in Comune sarebbe stato «meglio uno che sta con noi. .. Che contro di noi».

L’identità della persona che volevano contattare non è stata accertata. Nell’indicare la persona in questione a Cicala, Piccolo precisa che si tratta di un soggetto che in cambio del sostegno si sarebbe prodigato per favorire le loro società nell’aggiudicazione dei lavori.

«Se esce qualche fatica – afferma uno degli interlocutori nella conversazione – a fa fa sto guaglion se ce vai a parlà». In base alle indagini, quei dialoghi non avrebbero avuto seguito e l’incontro non ci sarebbe stato. Resta il fatto che, secondo la guardia di finanza, soggetti considerati vicini alla camorra avevano architettato di provare a interferire con le vicende politiche lucchesi. La telefonata è stata intercettata nel corso dell’inchiesta su un articolato sistema di riciclaggio. Partendo dal flusso dei pagamenti relativi all’esecuzione dei lavori appaltati, le fiamme gialle hanno scoperto un sistema di false fatturazioni posto a copertura di cospicui e continui bonifici in uscita da aziende di costruzione e disposti a vantaggio di società cartiere. I conti correnti di queste ultime, spiega la Gdf, venivano poi svuotati attraverso un’organizzata squadra di «bancomattisti prelevatori», persone prossime alla soglia della povertà e alcune delle quali beneficiarie di reddito di cittadinanza di emergenza, remunerate dal gruppo criminale con commissioni pari al 2-3% delle somme monetizzate, ossia circa 50-100 euro a prelievo.

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