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Lucca

«Sospensione dal lavoro legittima Essere vaccinati è indispensabile»

«Sospensione dal lavoro legittima Essere vaccinati è indispensabile»

Il professor Pasqualino Albi (Unipi) fa un’analisi delle basi giuridiche del provvedimento preso dall’Asl nei confronti dei sanitari no-vax 

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LUCCA. In attesa che i primi provvedimenti di sospensione nei confronti dei lavoratori della sanità non vaccinati diventino effettivi (succederà a giorni, quando gli accertamenti inviati dall’Asl arriveranno ai 1.400 interessati), abbiamo chiesto al professor Pasqualino Albi, docente di Diritto del Lavoro all’università di Pisa e avvocato, su quali basi giuridiche poggia il provvedimento adottato dall’azienda sanitaria. «Il decreto del 1° aprile 2021 poi convertito nella legge – spiega il prof – descrive passo-passo il modo in cui si arriva alla sospensione. Si tratta di un procedimento concertativo che chiama in causa svariati soggetti: Regione, Asl, ordini professionali, datori di lavoro. La legge dice molto chiaramente che l’esser vaccinati contro il Covid è un requisito essenziale per lo svolgimento della professione sanitaria, anche se ovviamente ci sono delle eccezioni legate a specifiche condizioni di salute che possono rendere esenti dall’obbligo».

L’iter che precede la sospensione prevede delle comunicazioni tra il lavoratore e l’azienda sanitaria. «Se a conclusione di questa interlocuzione – prosegue Albi – l’interessato non si è vaccinato o non ha prodotto una documentazione che lo rende esente, la procedura si conclude e l’Asl, accertata l’inosservanza dell’obbligo vaccinale, ne dà comunicazione all’interessato, al suo ordine professionale e al datore di lavoro. L’atto di accertamento determina la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio. Ricevuta la comunicazione il datore di lavoro adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni, anche inferiori con il trattamento economico corrispondente. Se invece l'assegnazione a mansioni diverse non è possibile, il lavoratore viene sospeso e non è dovuta alcuna retribuzione. La misura permane fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o comunque fino alla fine dell’anno».

Dato che molti non vaccinati non sono dipendenti pubblici, ci si domanda come sia possibile che un provvedimento dell’Asl vada a inficiare il rapporto di lavoro che intercorre tra due soggetti privati. «C’è una questione di salute pubblica – evidenzia Albi – e una legge che individua la vaccinazione come precondizione per poter svolgere attività lavorativa in ambito sanitario». La cosa, dunque, sta in piedi e non rischia di crollare neppure di fronte ai probabili ricorsi: «Bisognerà vedere caso per caso – conclude l’esperto – ma sul piano generale non credo che ci siano grandi spiragli. Un recente pronunciamento della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha respinto il ricorso di 672 vigili del fuoco francesi, contro la legge che impone loro l’obbligo della vaccinazione».

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