Il Tirreno

Lucca

IL CASO 

Riceve il reddito di cittadinanza per il padre detenuto in carcere

Luca Tronchetti
Riceve il reddito di cittadinanza per il padre detenuto in carcere

La procura chiede il giudizio per una quarantunenne residente in Lucchesia scoperta delle fiamme gialle e anche lei condannata per droga in via definitiva

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LUCCA. Sono stati istruiti i primi cinquanta fascicoli inviati dalla Direzione provinciale Inps alla Procura e relativi ad altrettanti percettori indebiti del reddito di cittadinanza. Il procuratore pro tempore Lucia Rugani per tutti ha chiesto il rinvio a giudizio di fronte al gup. Tutti, al momento, sono accusati dello stesso reato: per ottenere il beneficio utilizzavano documenti falsi o attestanti cose non veritiere. In prevalenza nella dichiarazione sostitutiva unica allegata alla domanda di reddito di cittadinanza omettevano di indicare le persone del proprio nucleo familiare (coniugi, figli, genitori) con un sussidio da lavoro dipendente o da pensione d’anzianità o di reversibilità. L’ultimo caso trattato dal magistrato e scoperto dalle fiamme gialle esula dal contesto.

Si tratta di una donna di 41 anni residente in Lucchesia che, utilizzando documenti falsi, attestava nella dichiarazione unica sostitutiva allegata al reddito di cittadinanza presentata il 24 agosto 2020 la composizione del nucleo familiare specificando dello stato di detenzione del coniuge in carcere dal 2007, ma omettendo nei termini di legge di modificare la richiesta dichiarando lo stato di detenzione del padre che era stato arrestato il 12 dicembre. In quel modo per circa sette mesi la donna aveva conseguito indebitamente circa 3.500 euro (488,50 euro al mese). La legge in questo senso parla chiaro: il beneficio non è previsto in caso di arresto successivo o in corso alla richiesta di reddito di cittadinanza o se il giudice all’atto di una condanna disponga l’interdizione dai pubblici uffici.

Tra l’altro – anche se la legge vieta il beneficio, oltre ad arrestati e detenuti, soltanto i condannati legati alla criminalità organizzata e al terrorismo o per truffa con l’aggravante però di aver percepito indebitamente sussidi pubblici – la quarantunenne della Lucchesia in quanto a carichi pendenti non scherza. É stata condannata in un periodo compreso tra il 2008 e il 2015 per partecipazione ad associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, estorsione in concorso. In Parlamento, al momento dell’approvazione della norma, vi fu una profonda spaccatura tra i partiti e alla fine si trovò una mediazione legata ad alcuni reati.

Adesso la procura attende l’invio di un’altra cinquantina di fascicoli dalla sede Inps di Lucca per vagliare la posizione di altri “furbetti” del reddito di cittadinanza. Si calcola che sulle oltre 5000 domande presentate un migliaio siano irregolare. Secondo l’ufficio requirente sarebbe stata più opportuna una procedura diversa: domanda, controllo dei requisiti da parte dell’Inps, erogazione del beneficio se sussistono i presupposti oppure rigetto in caso contrario. Il gup avrà per le mani centinaia e centinaia di fascicoli e dovrà decidere se rinviare o meno a giudizio i beneficiari del reddito di cittadinanza. Intanto i soldi erogati dall’Inps molto probabilmente non verranno mai restituiti all’Erario.

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