Sicurezza
Un barchino contro le alghe nel condotto Funziona il prototipo dei concessionari
Il mezzo può risolvere il problema dell’invasione di questi organismi senza bisogno d’aspettare lo svuotamento del canale
Luigi Spinosi
LUCCA. A vederla così ricorda le barchette telecomandate con cui i bambini si divertivano sui laghetti nei parchi. E il principio per farla muovere è lo stesso, solo che non è un modellino in scala, ma una barca vera e propria, e non si tratta di un giocattolo, ma della potenziale soluzione a un problema apparentemente difficile da aggirare. Quella barca è stata pensata e creata ad hoc per rimuovere le alghe dal condotto pubblico, senza bisogno di ridurre o interrompere il flusso dell’acqua, e quindi in grado di salvare capra e cavoli, o, per dirla in termini più adatti al caso, in grado di salvare il canale e gli agricoltori.
Il problema è appunto quello della proliferazione delle alghe nel condotto pubblico, un fenomeno che si ripete ogni estate, quando sono presenti le condizioni favorevoli allo sviluppo di questi organismi. Un fenomeno che però quest’anno – complice probabilmente il caldo eccessivo anche per il periodo – appare visibilmente più consistente. Il canale in più punti si presenta più come un tappeto erboso che come un corso d’acqua, ma non è erba, sono le alghe. Una presenza ingombrante, perché parte di quelle alghe, sotto l’effetto della corrente, tendono a staccarsi e a essere trasportate fino a quando non trovano un ostacolo (un ramo o della vegetazione che lambisce l’acqua) oppure un punto in cui il flusso è rallentato (per esempio in un’ansa), dove formano accumuli di materiale organico. E quel materiale, decomponendosi, produce inevitabilmente cattivi odori. Una situazione già avvertibile in diverse zone attraversate dal corso d’acqua e che, con il passare delle settimane, l’aumento degli accumuli e il gran caldo, è destinata inevitabilmente a peggiorare.
Del problema Il Tirreno si è occupato pochi giorni fa, con il Consorzio di bonifica che, interpellato, aveva confermato l’esistenza del problema, spiegando che un intervento di rimozione delle alghe è programmato. A fine stagione per l’esattezza (quindi tra un mese, giorno più, giorno meno). Intervenire prima, era stata la spiegazione tecnica, non è possibile, perché per rimuovere quegli accumuli di alghe occorre prima interrompere il flusso dell’acqua, e questo avrebbe lasciato a secco gli agricoltori che attingono dal condotto per il proprio lavoro. Insomma, si tratta di aver pazienza e convivere con quel puzzo ancora per un po’.
Invece si scopre che una potenziale soluzione c’è, e proprio negli scorsi giorni quel sistema è stato oggetto di una prima sperimentazione nel condotto. Si tratta appunto della barca telecomandata. «Per il momento siamo nella fase delle prove – spiega l’ingegner Dario Bessi, consulente dei concessionari (ossia delle società che utilizzano il condotto per produrre energia) – ma i test fatti sono soddisfacenti». Si tratta di una barca telecomandata che muovendosi su e giù per il condotto falcia le alghe che trova sotto di lei, e rendendole facilmente rimovibili al momento del suo passaggio, senza bisogno di svuotare il canale.
Una creazione che permetterebbe di ridurre i disagi per chi vive attorno al condotto, in attesa dello sfalcio di inizio autunno, ma che al momento – a parte la fase dei test – non viene fatta navigare. La barca è stata realizzata, a proprie spese, dai concessionari: «Speriamo nella collaborazione degli altri enti – spiega Bessi –abbiamo proposto il progetto al Consorzio di bonifica, ma finora non abbiamo avuto risposte. E senza autorizzazione non possiamo utilizzarla, per poter fare l’esperimento abbiamo chiesto un’autorizzazione speciale al Genio civile».
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