Attenzione
C’è una pista precisa dietro l’incendio dei tre mezzi della cava
Il magistrato aspetta che siano ultimati gli accertamenti per dare l’okay a riaprire l’accesso dell’attività estrattiva
Luca Tronchetti
MINUCCIANO. Con il passare dei giorni si fa strada, tra le varie ipotesi al vaglio della procura, una pista ben precisa sull’incendio avvenuto nella notte tra sabato 14 e domenica 15 agosto nella cava di marmo Carcaraia a Gorfigliano, nel comune di Minucciano. I carabinieri del reparto investigazioni scientifiche e i vigili del fuoco – sotto la direzione del sostituto procuratore Antonio Mariotti – stanno completando gli accertamenti tecnici sul luogo dell’attentato che pare essere una sorta di “avvertimento”. Un segnale dimostrativo che gli inquirenti temono possa attribuirsi a una matrice precisa: quella legata a soggetti, schegge impazzite, che da tempo si contrappongono in modo estremamente deciso all’attività estrattiva. È questa la pista maggiormente seguita dalla magistratura.
Gli inquirenti tengono calda quella pista precisa con soggetti che in modo autonomo possono aver agito prendendosela con aziende estrattive della Garfagnana. I carabinieri tengono alta la guardia e monitorano la situazione in modo continuo e costante affinchè episodi simili non si ripetano. Certo è che l’ufficio del pubblico ministero non esclude anche altre piste oggi più sfumate. I tre mezzi andati a fuoco (un camion dumper, una ruspa e un escavatore) hanno un valore inferiore ai centomila euro.
E nemmeno tutti erano di proprietà della società Acquabianca che ha in gestione l’attività estrattiva nella cava. Chiunque avesse voluto compiere un atto di sabotaggio avrebbe potuto causare danni ben maggiori.
Adesso la preoccupazione della ditta è quella della ripresa dei lavori. Oltre ai mezzi dati alle fiamme anche l’accesso al cantiere è stato posto sotto sequestro. La procura non si sbilancia sul dissequestro visto che per dare l’okay alla riapertura della cava sarà necessario agli inquirenti di ultimare tutti gli accertamenti.
Lunedì gli operai torneranno dalla ferie e non è da escludere che proprio in quella settimana l’autorità giudiziaria abbia terminato il suo lavoro preliminare e dia il nullaosta per la ripresa del lavoro. Per la società Acquabianca l’obiettivo principale resta quello di tornare a lavorare al più presto, anche da parte dei dipendenti: «Qui lavorano una decina di persone – spiegano dalla Acquabianca – più tre o quattro lavoratori esterni. Bisogna ripartire anche per loro. E, a questo proposito, vogliamo mandare un enorme grazie a tutte quelle persone che chi hanno chiamato e scritto per testimoniarci la loro solidarietà. Speriamo di poter riprendere in fretta».
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