Il dolore
Femminicidio
Non è stato ancora fissato il funerale di Silvia
La pm ha dato intanto il via libera alla sepoltura. Ad Altopascio tutti ricordano il suo sorriso e la volontà di ricominciare
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ALTOPASCIO. Non è stata ancora stabilita la data dei funerali di Silvia Manetti, 45 anni, originaria di Firenze, uccisa dal fidanzato Nicola Stefanini a Monterotondo Marittimo (Grosseto) , al ritorno da una cena per festeggiare i loro tre anni trascorsi insieme. Nei giorni scorsi, sul corpo della donna è stata eseguita l’autopsia, affidata al professor Mario Gabbrielli, e la pm Anna Pensabene ha concesso il nulla osta alla sepoltura, ma ancora non sono stati stabiliti né il luogo né la data delle esequie, su cui dovrà interloquire anche l’avvocato lucchese che tutela i due figli di lei, entrambi minorenni. I bambini, infatti, erano già orfani del padre, Cesare Tempera, 50 anni, ex parà, che viveva con Silvia ad Ascoli Piceno, nelle Marche. E, ora, i figli della donna non hanno più neppure la madre, uccisa dal fidanzato.
Resta da capire dove sarà sepolta Silvia e a chi saranno affidati i figli della donna: se alla madre e alla sorella di lei, residenti ad Altopascio, oppure ai parenti del padre, che vivono nelle Marche. Una situazione delicata, oltre che complicata, che dovrebbe comunque sbloccarsi nelle prossime ore con la comunicazione, intanto, della celebrazione delle esequie di Silvia Manetti.
Secondo la prima ricostruzione del femminicidio, Silvia sarebbe stata uccisa da Stefanini con due colpi al collo, sul lato destro. La donna, infatti, era seduta nel furgone Fiat Doblò, a lato passeggero. Un colpo sopra l’altro, sferrati con un coltello a scatto, dalla lama di oltre dieci di centimetri, che gli investigatori hanno trovato proprio all’interno dell’abitacolo. Stefanini ha poi raccontato ai carabinieri che quel coltello era un oggetto che portava sempre con sé. Un regalo da parte di amici, ha detto l’uomo davanti al giudice, a cui è molto affezionato. Quel coltello – che gli amici gli avevano fatto confezionare artigianalmente per donarglielo un po’di tempo fa, è poi diventata l’arma che ha sferrato i colpi mortali alla gola di Silvia Manetti.
Tutti, anche ad Altopascio, ricordano quella donna sorridente con un passato difficile da metabolizzare – la morte del marito – che aveva trovato la forza di ricominciare. E si era trasferita prima a Pontassieve, poi era andata a vivere con i suoi due figli in località Sterpeto, a Marginone, vicino alla madre e alla sorella. Ora tutti aspettano solo il momento per dirle addio.
<SC1038,169> RIPRODUZIONE RISERVATA
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