Il dolore
A Lucca due secoli fa il vaccino obbligatorio
La ricostruzione della storica Roberta Martinelli: «Elisa Baciocchi immunizzò contro il vaiolo la figlia Napoleona che aveva quattordici giorni»
LUCCA. Campagna di vaccinazione obbligatoria, Dpcm, medici e proteste contro il vaccino, accuse di inganno nei confronti delle autorità sanitarie. E anche multe e carcere per chi non si vaccina, esercito a carico dei malati a presidiare le quarantene, ricompense a chi denuncia contagiati, medaglia d’oro ai medici che vaccinano di più. Così i decreti e le cronache di 200 anni fa, quando una epidemia di vaiolo colpì ancora tutta Europa e anche Lucca, ma anche quando Elisa Bonaparte Baciocchi, principessa di Lucca e Piombino, portò da Parigi medici specializzati e il primo vaccino, scoperto da pochi anni, istituendo una rete per garantirlo gratuitamente a tutta la popolazione e vaccinando per prima la figlia Napoleona Elisa, una bambina di appena 14 giorni.
A ricordare l’epidemia di vaiolo del 1806 è l’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana”, che si dedica allo studio e alla divulgazione della conoscenza delle tracce dei napoleonidi in Toscana e in particolare alla figura di Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella dell’Imperatore e prima donna al governo di Lucca dopo quattro secoli di repubblica oligarchica.
«Le epidemie di vaiolo sono state frequenti, con le loro migliaia di morti, fino a tutto il XVIII secolo – spiega Roberta Martinelli, storica e presidente dell’associazione, che insieme a Velia Gini Bartoli e Simonetta Giurlani Pardini ha realizzato nel 2016 la mostra “Lucca napoleonica: appunti sulla città” a Villa Bottini in cui ha esplorato anche la vicenda dell’arrivo del vaccino a Lucca -. La pratica di prevenzione utilizzata a fine Settecento, chiamata vaiolazione, si basava sull’inoculazione di siero proveniente da malati di vaiolo umano. I casi di guarigione erano però piuttosto rari, tanto che la stessa categoria di medici era molto divisa e la Chiesa condannava la violazione come attentato alla vita di chi sarebbe stato più opportuno affidare alla volontà di Dio».
«Nel 1796 – prosegue Martinelli – il medico inglese Edward Jenner notò che alcune categorie di lavoratori a contatto con cavalli, pecore, tacchini e soprattutto mucche ammalate di vaiolo (vaccino), in caso di contagio superavano bene la malattia che si presentava con caratteristiche piuttosto lievi e, soprattutto, che questi soggetti rimanevano immuni dal contagio del molto più pericoloso vaiolo umano. La scoperta, straordinaria se valutata nel contesto delle conoscenze scientifiche del tempo, significava che una malattia poteva proteggere da un’altra malattia ed è per questo che il vaccino si chiama, oggi, così: il siero proveniente da un ammalato di vaiolo vaccino (cioè di mucca) permetteva la guarigione dal vaiolo umano».
Neppure 200 anni fa mancarono le polemiche, nonostante grazie al vaccino e a un lungo percorso di vaccinazione su scala mondiale, oggi, il vaiolo sia stato debellato.
«Nel maggio del 1800 – continua Roberta Martinelli – Napoleone organizzò un Comitato di medici che doveva predisporre dei centri di vaccinazione gratuiti in diverse zone di Parigi mettendoli a disposizione di tutti i cittadini. Questa decisione scatenò un’ondata di polemiche all’interno delle quali le stampe satiriche, inglesi e francesi, svolsero un ruolo di grande rilievo a sostegno della violenta campagna scatenata contro questa pratica giudicata non solo pericolosa ma anche immorale dalla Chiesa».
«Napoleone – rievoca Martinelli – comprese l’importanza di questa scoperta, tanto da superare in questo caso la rivalità che lo opponeva all’Inghilterra e nel maggio del 1800 istituì un comitato di medici presieduto da Luciano Bonaparte e Maurice Talleyrand allo scopo di promuovere una collaborazione scientifica con gli inglesi. A Parigi, dal 1801, in ospedali, ospizi, scuole e prigioni vennero istituiti centri di vaccinazione su base volontaria. I Bonaparte, dopo Elisa, “sperimenteranno” sui loro figli il vaccino: Luciano sulla figlia Carlotta e nel 1811 Napoleone su suo figlio, il Re di Roma. Fu il Principato di Lucca il primo Stato ad istituire l’obbligo vaccinale gratuito per decreto, obbligando tutti i medici alla somministrazione del vaccino e tutta la popolazione a vaccinarsi, pena la multa o l’arresto in caso di impossibilità a pagare. Nel decreto emanato il 25 dicembre 1806 si definisce la scoperta del vaccino “un dono, che la Provvidenza ha fatto all’umanità”».
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