Finanza
Mense aziendali: sul Green pass è scontro tra Cgil e Confindustria
Rossi (Fiom): «Tante imprese non chiedono il certificato». Ma per Gozzi, direttore dell'organizzazione, serve più rigore
LUCCA. Confindustria Toscana nord contro i sindacati: è scontro sull'uso del Green pass (in vigore in tutta Italia dal 6 agosto) nelle mense aziendali della Lucchesia. Da una parte c'è Marcello Gozzi, direttore di Confindustria, che non fa sconti: per entrare nelle mense aziendali il certificato verde deve essere esibito. Altrimenti chi non ce l'ha non si siede a tavola. Ma per Mauro Rossi, segretario generale della Fiom Cgil di Lucca, le norme sono troppo stringenti. «Nella maggior parte delle aziende non viene richiesto il Green pass prima dell'ingresso nella sala. Perlomeno non prima di disposizioni più certe», sottolinea il sindacalista.
Ma su una cosa sia Gozzi che Rossi sono d'accordo: le regole sull'argomento, da parte del governo, sono troppo poco chiare. E tutti e due si aspettano, a breve, un chiarimento legislativo. «Il periodo, con molte imprese chiuse per ferie, ci sta aiutando a tenere il problema sotto controllo. Ma solo per il momento - spiega il direttore di Confindustria Toscana nord -. In ogni caso, la nostra direttiva è chiara: niente ingresso ai lavoratori in sala mensa se non sono muniti di Green pass. È una questione di responsabilità, soprattutto ora che la variante Delta (ex indiana) sta prendendo sempre più piede. Le mense devono essere equiparate ai ristoranti al chiuso. Luoghi in cui i lavoratori si siedono e, una volta a tavola, tolgono la mascherina. Lo dicono i virologi: bastano pochi secondi per contrarre il Covid. I sindacati parlano di limitazione dei diritti dei lavoratori. Noi parliamo di sicurezza. Nell'ultimo anno e mezzo, abbiamo lavorato per creare dei rigidi protocolli che, soprattutto nella fase clou della pandemia, hanno evitato che si verificassero focolai nelle aziende. E mentre sul luogo di lavoro questi protocolli restano in vigore, potrebbe crearsi una falla proprio a mensa. Questo non possiamo, e non dobbiamo, permetterlo».
Secondo quanto spiegato dal direttore di Confindustria Toscana nord, in attesa di un chiarimento normativo, la linea adottata è quella del rigore. «Applichiamo i criteri di precauzione e prudenza - sottolinea Gozzi - per tutelare non solo i lavoratori che già si sono vaccinati, ma anche chi lavora a mensa. Il nostro obiettivo è uno solo: evitare che la gente si ammali». Ma per la Cgil, l'incertezza normativa non può che nuocere, creando dubbi su dubbi. Pure negli addetti ai lavori. «L'interpretazione del governo è quella di equiparare le mense aziendali ai ristoranti al chiuso - sottolinea Rossi - . Se davvero chi non è vaccinato non può accedere alla mensa, allora deve sottoporsi a un tampone. Con il costo del test che ricade sul lavoratore. È inaccettabile. Il governo faccia chiarezza. Al più presto».
Ma Gozzi rincara: «La posizione dei sindacati proprio non la capiamo. Anzi, sembra quasi un voler andare incontro ai no-vax. Noi, come Confindustria Toscana nord, abbiamo organizzato dei centri vaccinali pluriaziendali per consentire ai lavoratori di ricevere il vaccino. Poco meno di un migliaio, ora, sono protetti dagli attacchi del Covid. E questo ci riempie di soddisfazione. Il rispetto della sicurezza è prioritario, soprattutto in questa fase. Speriamo arrivi a breve qualche chiarimento da parte delle istituzioni. C'è troppa confusione sul tema».Il dibattito è destinato ad andare avanti.
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