Sicurezza
Soltanto due mesi e mezzo fa il femminicidio di Carmela
altopascio. È il secondo femminicidio in poco più di due mesi che tocca il territorio di Altopascio.
Silvia Manetti, che si era trasferita meno di un anno fa in Maremma, è stata uccisa ieri notte a Monterotondo Marittimo (Grosseto). Era il 28 maggio scorso, invece, quando Luigi Fontana, 54 anni, muratore casertano da lungo trasferitosi ad Altopascio, nella villetta al numero 17 di via Enrico Fermi o ammazzò con una quindicina di coltellate la moglie Maria Carmina Fontana, conosciuta da tutti come Carmela, cinquant’anni, ex cameriera che da diciotto mesi faceva la nonna a tempo pieno.
Almeno una quindicina le ferite inferte, tra quelle superficiali e quelle transfosse, da due coltelli da cucina per tagliare la carne che lo stesso Fontana ha ammesso di aver utilizzato nel corso dell’interrogatorio di garanzia di fronte al gip Simone Silvestri e al pubblico ministero.
Il muratore, accusato di omicidio volontario aggravato (e adesso in carcere), ha poi ammesso le proprie responsabilità di fronte al giudice delle indagini preliminari Silvestri, al sostituto procuratore Alberto dello Jacono e al suo legale Ilenia Vettori. Ha raccontato agli inquirenti che, da tempo, era tormentato dall’idea che la moglie potesse avere una relazione.
Un’idea che lo ossessionava, e di questo suo pensiero fisso aveva anche parlato con la sorella, il cognato e un altro fratello che vive e lavora in provincia di Caserta.
Tutti quanti gli avevano consigliato di lasciare l’abitazione e di andare a vivere, almeno per il momento, con uno di loro, in attesa di chiarirsi con la consorte.
Un suggerimento che, però, lui non ha ascoltato. E la sua ossessione è diventata una tragedia.
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