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Lutto cittadino a Monterotondo in suo ricordo

Martina Trivigno ; Altri servizi alle pag. 2 e 3
Lutto cittadino a Monterotondo in suo ricordo

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Martina Trivigno

altopascio. «Li ho sentiti litigare. Ma non avrei mai pensato che potesse accadere una simile tragedia». Alessandra Manetti, 32 anni, è la sorella di Silvia, 45 anni, ammazzata a Monterotondo Marittimo (Grosseto) . Dal suo fidanzato, Nicola Stefanini, 48 anni. In auto, al ritorno da una cena per festeggiare tre anni di vita trascorsi insieme. Si erano conosciuti qui, a una festa, tramite amici comuni. E lui, poco dopo, si era trasferito ad Altopascio per vivere con Silvia e i suoi due figli in quella casa a due piani, in località Sterpeto.

Nella villetta, circondata da campi, il tempo sembra essersi fermato. Congelato, come il dolore.

Le auto sfrecciano veloci, sulla vicina strada provinciale Mammianese sud, ad Altopascio, ma nel piazzale davanti a casa regna il silenzio. Il telefono non smette di squillare, in casa Manetti. Un rumore che stride con il silenzio della campagna circostante.

Per la donna, la relazione con Nicola Stefanini era un nuovo inizio. Il marito di lei, Cesare Tempera, 50 anni, ex parà, era morto a causa di una malattia. E così Silvia aveva visto in Nicola un nuovo inizio. Una guida sicura, un punto di riferimento, un futuro tutto da scrivere. Ma nessun futuro ora aspetta Silvia, uccisa a coltellate in auto dall’uomo che amava.

Nessuno, ad Altopascio, riesce a darsi pace. In quella stessa villetta – poi lasciata da Silvia e Nicola l’estate scorsa – abitano anche la madre di lei, Sandra, e la sorella Alessandra. «Se litigavano? Un po’ come accade in tutte le coppie. Ma niente che facesse presagire la tragedia», racconta la sorella. Domande che si affollano, senza alcuna spiegazione razionale.

«Silvia era solare, allegra, piena di vita – ricorda la sorella – . Piena di passioni e interessi». Una donna che, però, aveva sofferto molto, nella vita. Quando il marito era morto, si era trovata da sola a dover crescere due bambini ancora piccoli. Tutta quella fatica, immensa, sulle sue due piccole spalle. Così aveva deciso di fare ritorno in Toscana. Ad Altopascio, per avvicinarsi alla madre e alla sorella. Aveva così trovato quella villetta in località Sterpeto, a pochi passi da loro. Poco dopo, era comparso lui, Nicola, nella sua vita. «Si erano conosciuti tramite amici comuni, a una festa – ricorda Alessandra – . Hanno cominciano a frequentarsi, a uscire. A loro piaceva andare a ballare, divertirsi». Non passa molto tempo e Nicola Stefanini si trasferisce in pianta stabile nella casa di Altopascio. Con Silvia e i suoi due figli. «Mia sorella, quando viveva qui, faceva la mamma a tempo pieno, si prendeva cura dei suoi bambini», sottolinea Alessandra. A Monterotondo Marittimo, invece, aveva trovato lavoro nel bar del paese. «Silvia era piena d’interessi – conclude la sorella – . Amava le moto, anche se da quando erano nati i suoi figli aveva messo da parte quella passione. E poi adorava i cani, i tatuaggi, la fotografia». Continuare a parlare, ora, diventa troppo difficile, mentre i ricordi di momenti felici si affollano in testa. Così come i dubbi e le domande. Perché il rapporto di quella coppia – seppur a volte burrascoso – si sia trasformato in morte, distruggendo un’intera famiglia. Perché una giovane donna sia stata uccisa, privando, allo stesso tempo, due bambini della loro mamma. Scendono le lacrime, il sorriso di Silvia in testa, così come la sua allegria e solarità. Di lei, ora, resta solo questo. Un ricordo. Doloroso.

Altri servizi alle pag. 2 e 3

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