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Lucca

Ponte del Diavolo, niente lago fino a settembre

Luca Meconi
Ponte del Diavolo, niente lago fino a settembre

Svuotato per lavori il bacino artificiale. A Borgo arrivano tanti curiosi

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BORGO A MOZZANO. È bastato aprire la diga accanto al Ponte Pari e, improvvisamente, al Ponte del Diavolo sembra essere tornati indietro di almeno un secolo. Sì perché il paesaggio che oggi si può vedere grazie all’abbassamento delle acque del fiume Serchio, è lo stesso che viaggiatori e cittadini hanno ammirato per secoli, quando la diga non c’era. Certo, non siamo a Vagli, dove lo svuotamento della diga del 1994 - che riportò alla luce l’antico paese - costituì un evento (che si spera di ripetere a breve) capace di portare un milione di persone nel piccolo paese. E, al tempo stesso, non si tratta di un fatto straordinario, visto che già l’anno scorso il bacino fu svuotato (e con l’occasione fu effettuato anche un intervento di consolidamento della base del Ponte del Diavolo) e che lo sarà anche la prossima estate.

Eppure, complice anche la vicinanza a due strade importanti come il Brennero e la Lodovica, il lago artificiale svuotato è diventato meta di tanti curiosi e soggetto di molti scatti, come e quanto accade di solito con il ponte che lo domina.Lo svuotamento, annunciato da tempo da Enel Green Power, serve a tutta una serie di opere di manutenzione dell’invaso che alimenta la centrale idroelettrica di Vinchiana. Svuotamento possibile solo nei mesi estivi e il reinvaso avverrà a fine settembre.

«I lavori - dice il sindaco Patrizio Andreuccetti - sono iniziati il 19 luglio, e non comportano nessun disagio significativo. Sono previste attività di salvaguardia della fauna ittica, di monitoraggio ecologico e delle acque per limitare l’impatto ambientale dell’evento. Questo intervento è propedeutico a quello che riguarderà l’impianto di Vinchiana. Con questo svaso è stata messa fuori servizio la galleria di derivazione verso il bacino di Vinchiana in modo da consentire i successivi lavori approvati dalla Regione Toscana che proseguiranno per tutto il mese di settembre, con altri lavori di manutenzione ordinaria».Il paesaggio visibile in questi giorni a molti ha fatto tornare alla mente quando la diga venne costruita, i cui lavori purtroppo videro la morte anche di un operaio ventenne, il borghigiano Leonardo Fazzi.

«All’inizio degli anni Cinquanta - ricorda Gabriele Brunini, appassionato di storia locale - fu decisa la costruzione della diga che sarebbe servita per alimentare la grande centrale idroelettrica di Vinchiana, a cui sarebbe arrivata con un salto di 55 metri attraverso una condotta forzata costituita da una galleria sotterranea, scavata nella roccia, e lunga circa sette chilometri. Eravamo nei primi anni del dopoguerra e così la costruzione della diga e della galleria diventò una formidabile occasione di lavoro per migliaia di persone. Anche mio padre, dopo aver sofferto la tragica ritirata di Russia lavorò in quella galleria, guadagnandosi, come tanti, la silicosi. La morte di Leonardo Fazzi fu vissuta come una tragedia da tutta la comunità borghigiana e fu grandissima la partecipazione al dolore della famiglia».

(foto di Fiorenzo Sernacchioli)

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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