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Il libro verità su don Aldo Mei esce 77 anni dopo la fucilazione

Barbara Antoni
Il libro verità su don Aldo Mei esce 77 anni dopo la fucilazione

Il parroco di Fiano fu ucciso dai nazisti fuori Porta Elisa il 4 agosto 1944 Il racconto del suo chierichetto: «Il paese era svuotato dopo la sua morte»

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lucca. Settantasette anni dopo la fucilazione di don Aldo Mei, uno dei “falsi preti” come etichettavano i nazisti i sacerdoti che aiutavano ebrei e partigiani, Giovanni Lenzi, classe 1928, lo ricorda come fosse ieri. Bambino, viveva a Fiano di Lucca con la sua famiglia: nel 1935 per l’arrivo del nuovo parroco, il giovane don Aldo Mei, il paese fece gran festa. Nove anni dopo, la sera del 4 agosto del ’44 pianse la sua morte. «Ho tanti ricordi del tempo passato con don Aldo – racconta Lenzi –, lui era appassionato di api e lo stavo a guardare mentre puliva le cassette e i bugni. Lo seppi il giorno dopo della sua cattura, il paese era silenzioso, triste, svuotato. Lo avremmo rivisto solo da morto. Una cosa di cui sono grato a don Aldo è di avermi insegnato il valore della preghiera, che mi ha dato e mi dà ancora forza, consolazione e serenità».

La testimonianza esclusiva di Lenzi, chierichetto di don Mei, è raccolta nel libro “Pastore niente buono. Don Aldo Mei” della storica lucchese Simonetta Simonetti (edizioni Tralerighe) che esce in libreria proprio oggi, nell’anniversario della fucilazione del sacerdote (avvenuta fuori Porta Elisa, dove oggi un cippo lo ricorda), nato a Ruota nel 1912. Quando fu ucciso aveva 32 anni.

Un libro storico ma con l’impronta della cronaca, molto toccante, molto vivo, perché contiene molte voci, anche di “grandi” lucchesi testimoni dell’epoca, come Fratel Arturo Paoli e Maria Eletta Martini. Un’altra testimonianza forte è quella di suor Margherita, una vincenziana della quale nemmeno l’autrice in tutte le sue ricerche è riuscita a risalire all’identità anagrafica, che fu molto vicina a don Mei negli ultimi giorni prima della fucilazione.

Da tutte le testimonianze raccolte, dalla storia di don Aldo Mei ricostruita nel libro dall’autrice, la sua figura appare quella, quasi, di un martire predestinato. Lui non cercò mai di sfuggire al suo destino, non si sottrasse al proprio dovere di sacerdote. I tedeschi lo fucilarono dopo una breve carcerazione in una stanza della Pia Casa e dopo un processo sommario: il parroco venne ritenuto colpevole di essere stato vicino ai partigiani, ai quali distribuiva la comunione e per i quali celebrava la messa, ma anche di aver nascosto un ebreo e tenuto una radio.

I tedeschi, scrive Simonetta Simonetti, «non fucilano un antifascista ma un prete che non aveva altra scelta che non quella dell’amore. Del resto lui stesso scrisse: “Dio non muore. Non muore l’Amore!” ». —

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