Il Tirreno

Lucca

il caso 

Per un anziano odissea di due mesi negli ospedali

Barbara Antoni

Lo sfogo della figlia di un uomo di 76 anni: «Per i pazienti occorre avere maggiore rispetto, non basta curare le malattie»

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Barbara Antoni

lucca. Chiede più umanità verso i pazienti anziani. Verso tutti, a partire da suo padre, che da due mesi va e viene dagli ospedali. L’odissea per l’uomo, 76 anni, lucchese, dura dal primo giugno, quando è stato ricoverato per la prima volta, all’ospedale San Luca di Lucca. Da allora, si sono susseguiti altri sei ricoveri, a poca distanza l’uno dall’altro, di varia durata e per diversi motivi: in un paio di casi è stato trattenuto solo al pronto soccorso per un’intera giornata. Adesso l’anziano è ancora ricoverato, non all’ospedale San Luca ma al San Francesco di Barga.

A raccontare la sua storia è la figlia, di cui omettiamo il nome perché non sia riconoscibile il padre, soggetto fragile. «Il primo giugno – spiega – mio padre fu ricoverato, su richiesta del medico curante, al San Luca. Vi rimase due settimane, durante le quali ci sono stati episodi dei quali non siamo stati informati. Riguardavano problemi che si erano aggiunti, causati probabilmente da lui. Ma quando siamo andati a prendere informazioni, non ci hanno detto quello che dovevano. Ci siamo resi conto noi, dopo, di ciò che era successo».

L’anziano torna a casa ma pochi giorni dopo, nuovamente deve ricorrere al pronto soccorso per un’emorragia. È il 26 giugno. «Alle diciannove la dottoressa del pronto soccorso mi contatta e mi dice che l’emergenza è rientrata, che mio padre sta bene e può essere dimesso – spiega la donna –. Ma dopo avere aspettato un’ora ci dicono che potrà essere portato a casa solo a mezzanotte perché manca l’ambulanza. Eppure proprio davanti al pronto soccorso c’era un’ambulanza vuota che stazionava. Ho alzato la voce, mi sono arrabbiata. In quel momento agli Europei si disputava la partita Italia Austria. Guarda caso, dopo che mi sono arrabbiata, quell’ambulanza come per magia è stata preparata e mio padre portato subito a casa».

Non è finita qui. L’anziano lucchese ha continuato ad avere problemi di salute. «Ci siamo trovati di venerdì a cercare il medico di famiglia, ma era in ferie. Il sostituto non ci ha mai risposto al telefono che ci avevano dato allo studio. Era prima delle venti: abbiamo provato a cercare la guardia medica, ma ci ha detto che non poteva intervenire perché non era la sua fascia oraria. Così abbiamo dovuto ricorrere per l’ennesima volta al pronto soccorso del San Luca». La donna parla con grande amarezza. Un po’ per i limiti causati dall’emergenza sanitaria, ma il suo sfogo nasce da un motivo umano: per quello che ha ravvisato in questa esperienza con il padre, «spesso è mancata la dimensione di umanità, il rispetto verso un anziano in generale. Quando mio padre era ricoverato al San Luca, potevamo portargli giornali, per lui costituiva un senso di normalità. Gli avevamo fatto l’abbonamento anche per il televisore. Adesso a Barga niente giornali, ci hanno detto che potremmo andare a portarglieli ma solo imbustati: come facciamo ogni giorno da Lucca ad andare a portarglieli? Mentre il televisore non si può attivare perché la sua postazione non lo consente. È importante curare il fisico delle persone, ma non si può tralasciare lo spirito. Andando avanti così, mio padre si demoralizzerà e non tornerà più quello di prima». —

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