Il Tirreno

Lucca

Baristi e ristoratori divisi sul Green pass dal 6 agosto

Francesca Lenzi LUCCA.

Tra i gestori delle attività legate alla somministrazione pareri discordanti sull’obbligo della certificazione verde in caso di consumazione all’interno

3 MINUTI DI LETTURA







C‘è chi dice sì, c’è chi dice no e pure chi dice forse.

La questione Green pass per bar e ristoranti è ancora in alto mare. Le opinioni sono differenti e, per il momento, l’unica verità pare essere l’incertezza. D’altra parte la certificazione verde è a un tiro di schioppo, ed entrerà in vigore dal 6 agosto.

Per le attività considerate, non c’è necessità di chiedere il green pass se il cliente consuma all’esterno o al bancone. Se, invece, vuol sedersi all’interno del locale, occorre l’attestazione che viene rilasciata dopo la vaccinazione o, in caso di guarigione dal covid-19, o ancora a seguito di un tampone (effettuato nelle 48 ore antecedenti).

A dover controllare se le persone sono in regola, o meno, saranno le stesse attività, pena una multa salata, per gestore e cliente, che va dai 400 ai mille euro.

«Non mi sembra una cosa logica questa – afferma Marco Chiocca del Caffè del Mercato – Mi dovrò adeguare, per forza, ma non la trovo una soluzione valida. Tutte le persone sedute ai tavoli fuori vanno bene ma dentro no?».

«Io sono d’accordissimo – dice, invece, Francesca Valle della Tana del Boia – I colleghi che sono contro? Secondo me non sono bene informati. Alla fine il pass è una tutela per tutti. Noi dipendenti siamo tutti vaccinati, ma non voglio discutere sul sì o no al vaccino. Credo che in definitiva, il green pass sia una tutela anche per chi non vuole vaccinarsi ed è libero di non farlo. Piuttosto farà il tampone».

«Per il momento abbiamo sistemato i tavoli all’esterno e non ci sono grossi problemi. La questione tornerà, però, alla fine dell’estate – le parole di Federica Maraviglia del Bar Casali – Già il periodo è quello che è e questa disposizione rappresenta un carico di lavoro in più, oltre alle eventuali discussioni con i clienti. È come trasformarsi in vigili e non lo siamo. Insomma, non dovrebbe essere una nostra responsabilità».

«Non siamo ancora preparati, c’è ancora tanto da chiarire – dice Tatiana Bassetti del bar gelateria Turandot – Intanto non è precisata la situazione per i dipendenti. Ad oggi sappiamo che, per consumare ai tavoli all’interno, i clienti dovranno avere il green pass, ma come funziona per i dipendenti? Ben venga una manovra per svegliare gli addormentati del vaccino, ma farsi carico di questa soluzione non dovrebbe essere un nostro compito. Noi che siamo quelli che siamo e non vorremmo diventare sceriffi. Dico di più: non credo proprio che possiamo chiedere i dati sensibili alla gente. Detto questo, faremo del nostro meglio».

«Aspetto di capirne di più – spiega Massimo Paoli del bar pizzeria Fuori di piazza – Ancora ho poco chiara la faccenda. Se sono preoccupato? Più che altro mi pare poco fattibile la cosa. E tutto questo arriva per di più in un momento di ripresa per le attività. Così è come tornare indietro».

Infine, c’è chi non ha tavoli all’esterno ma solo all’interno del locale, come Andrea Fiorini del bar Millenium:

«Mah, sono sincero, penso sia difficile fare peggio di com’è già andata – sostiene il barista – Poi noi abbiamo una clientela abituale, con cui si è instaurato un bel rapporto di comunicazione. Non credo ci saranno problemi. Al massimo dovrò spiegare la questione ai turisti e agli stranieri. Inoltre, trovo complicatissimo il fatto che a controllare il green pass siano le attività. Però vediamola positiva. Abbiamo ripreso a lavoricchiare e auguriamoci che continui così». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web