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il ritorno del campione 

Di Lorenzo campione, il sindaco: «Hai portato in alto il nome di Ghivizzano nel mondo»

Tiziana Gori
Di Lorenzo campione, il sindaco: «Hai portato in alto il nome di Ghivizzano nel mondo»

Remaschi ha consegnato una targa al terzino della Nazionale di calcio Di Lorenzo: «Quello che sono lo devo alla mia famiglia, mi è sempre stata vicina»

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GHIVIZZANO. Ne ha fatta di strada quel bambino che amava giocare a pallone. Che da piccolo era tanto bravo a segnare da essere soprannominato Batigol. Che a 16 anni è andato a vivere a centinaia di chilometri dalla famiglia e a 22 anni si è trovato senza contratto e, forse, con tante paure. Che un allenatore lungimirante ha trasformato in un terzino e scelte azzeccate hanno portato fino al Napoli di Aurelio De Laurentis. La spiaggia giusta per essere notato dal ct della Nazionale Roberto Mancini.

«Ho una famiglia bellissima, mi è sempre stata di supporto nei momenti difficili. Quello che sono lo devo ai valori che hanno saputo trasmettermi i miei genitori. E anche gli amici, mio fratello Diego, la mia compagna Clarissa. Persone che mi sono state accanto nei momenti bui, quando Giovanni Di Lorenzo non era nessuno».

Mentre gli organizzatori ripetono con ossessiva frequenza la necessità di rispettare le distanze di sicurezza e indossare la mascherina piazza IV Novembre, a Ghivizzano, si riempie di persone. Centinaia di tifosi da tutta la Valle, sabato sera, per applaudire il terzino dell’Italia fresca campione d’Europa. Una festa di paese voluta dal sindaco di Coreglia, Marco Remaschi, e che Di Lorenzo ha accolto con piacere. Finiti i pochi giorni di ferie con la Clarissa e la piccola Azzurra, è tornato a Ghivizzano, dove risiede e dove vivono i genitori Vincenzo e Sonia. E l’amata nonna Graziella, che sabato sera alla fine ha ceduto e si è fatta portare una sedia in piazza per assistere ai festeggiamenti in onore del nipote.

In piazza bandierine tricolori e sfottò agli inglesi: memorabile la maglia bianca di un tifoso con la scritta “England 1966”. Primo e unico trofeo di un Paese in cui alcuni improvvidi tifosi si sono fatti tatuare prima della finale la Coppa su braccia e gambe.

Di Lorenzo è stato intervistato sul palco dal sindaco. In sottofondo le immagini dell’Europeo e gli interventi salienti del terzino. Non c’era, a dire il vero, l’intervento che ha causato il dubbio rigore su Doku, nei quarti di finale contro il Belgio. Piccola omissione all’interno di un video che voleva ripercorrere i momenti più belli dell’Europeo del 28enne lucchese.

Nella carriera di Di Lorenzo, un ruolo importante lo ha avuto l’attuale dg del Pontedera, Paolo Giovannini, che lo fece debuttare a 16 anni nella Lucchese e lo portò alla Reggina, per poi trovargli squadra a Matera e proporlo infine all’Empoli, dove ha spiccato il volo. Determinante per lui anche Rino Gattuso, suo allenatore nel primo anno al Napolia, e quel Mancini che – dopo l’infortunio di Alessandro Florenzi – ha puntato su di lui per non sostituirlo più.

«Ghivizzano è conosciuta nel mondo grazie a te», gli ha detto Remaschi, spiegando il motivo per cui il consiglio comunale ha deciso, lo scorso 23 giugno, di regalargli un piatto d’argento “con affetto, stima e riconoscenza per il grande risultato ottenuto”. Non era ancora finito, l’Europeo, ma Ghivizzano si sentiva già orgogliosa e la torre di Castruccio era illuminata di azzurro con un numero “2”.

«È un’emozione indescrivibile aver vinto un Europeo dopo 53 anni. Non ce ne rendiamo ancora conto – sorride Di Lorenzo – Gran parte del merito è del mister, che ha impostato un’Italia non catenacciara e c’ha dato gli stimoli giusti. Ma anche il gruppo ha sempre dimostrato di esserci». Fuori dal campo? Imperversavano le hit napoletane di Insigne, che a suon di musica e pizzate coinvolgeva i compagni nei pochi momenti liberi concessi dalla preparazione delle partite. —

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