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Il barista Martini: «Non chiederò il green pass ai clienti»

Barbara Antoni
Il barista Martini: «Non chiederò il green pass ai clienti»

Il titolare di un locale a Lucca avanza la sua personale protesta: «Mi occupo di distanze, gel e mascherine, ma non sono uno sceriffo»

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LUCCA. Non chiederà il green pass ai suoi clienti: lo dice e lo sottoscrive Giovanni Martini, titolare del Caffè Monica in corso Garibaldi, conosciuto esercente del centro storico, oltre che esponente di Confcommercio Lucca (attualmente fa parte della giunta interprovinciale dell’associazione commercianti).

La sua opposizione all’ultimo provvedimento del governo in tema di contrasto alla diffusione del virus è stata immediata: appena è uscita la notizia che il green pass entrerà in vigore dal 6 agosto per tutti i locali al chiuso (oltre che per cinema, teatri, stadi), Martini ha annunciato la sua posizione.

«Vorrei rassicurare e tranquillizzare gli amici e clienti del “barino” che rispetteremo come sempre le normative Covid, ma non chiederemo nessun green pass da mostrare! Ogni cosa deve avere un limite alla decenza. Questo è il messaggio che Martini ha inizialmente divulgato dal suo profilo social, raccogliendo molti messaggi di approvazione ma anche una quantità di opinioni contrarie. Lui, però, è deciso ad andare avanti secondo i suoi principi. «Non chiederò il green pass ai miei clienti – spiega, contattato personalmente –, perché è un’assurdità. Va bene occuparsi della sicurezza dei nostri clienti e dei nostri locali, di distanziamento, gel e mascherine, che forniamo noi ai clienti se ne sono sprovvisti. Ma fare il controllore sui vaccini, no, questo non lo accetto: non è questo un compito che spetta a un esercente. Dovrebbero insorgere in primo luogo le associazioni di categoria, per fare presente che gli sceriffi gratis non si possono avere».

Martini esprime il suo disappunto da operatore del settore, come imprenditore e quindi a titolo esclusivamente personale. E dichiara tutta la sua contrarietà facendo una premessa sostanziale: dichiarando di essere vaccinato.

«Certo che sono vaccinato – sottolinea infatti –. Ho fatto la prima dose e ho ovviamente fissato la seconda, per completare il ciclo vaccinale. Per l’appunto la farò il 6 agosto, lo stesso giorno in cui entrerà in vigore il green pass». Ironia della sorte, quasi, ma lui non demorde.

«Devono essere le autorità sanitarie preposte – interviene ancora il titolare del locale in corso Garibaldi – a esercitare il controllo sulla vaccinazione dei cittadini e dei clienti. Io non faccio eccezione sulla validità del green pass, ma sul fatto che spetti agli esercenti di svolgere il controllo, chiedere il certificato di vaccinazione e quant’altro, ma scherziamo. Non siamo né dottori né infermieri né autorità sanitarie di altro genere e non possiamo svolgere questa funzione. Sennò alla fine ci dotano di fiale e siringhe e ci fanno pure fare i vaccini», calca la mano sapendo di esagerare.

C’è poi l’altro aspetto da considerare, quello del rischio. Cosa accadrebbe se un esercente sbagliasse a svolgere il controllo sul passaporto vaccinale del cliente? Secondo Martini, il provvedimento del controllo sul green pass è un’impalcatura che non può stare in piedi. Per questo, torna a sottolineare, «chiedo che ci sia quanto prima una presa di posizione delle associazioni di categoria a livello nazionale, per ridiscutere il tema di chi deve svolgere il controllo sul green pass. Non spetta a noi esercenti ma al personale preparato e preposto – conclude –. Mi auguro che si intervenga presto». —

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