Il Tirreno

Lucca

Essity, è stato di agitazione: i timori dei sindacati

Gianni Parrini
Uno stabilimento Essity (Foto d'archivio)
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Uno stabilimento Essity (Foto d'archivio)

L’azienda riorganizza la produzione: a Porcari e Altopascio solo conto terzi

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ALTOPASCIO. Acque agitate alla Essity, la multinazionale svedese della carta che ha quattro stabilimenti in Toscana (uno ad Altopascio, due a Porcari e uno a Pescia) dove lavorano circa 600 addetti.

Secondo quanto appreso da fonti interne, la direzione aziendale ha deciso di riorganizzare la produzione creando due divisioni del tissue: una dedicata ai prodotti del proprio brand (ad esempio i fazzoletti “Tempo”), l’altra ai cosiddetti “private label” ovvero i marchi privati di altre aziende. In quest’ultima linea confluiranno tutti gli stabilimenti italiani, compresi i quattro sul nostro territorio. La decisione è stata comunicata alle Rsu aziendali il 16 luglio e non ha riscosso il gradimento dei lavoratori, visto che di fatto segna l’addio alla produzione degli storici fazzoletti “Tempo” negli stabilimenti di Altopascio e Porcari. Il timore è che questa riorganizzazione possa avere ricadute occupazionali. «Tale decisione, fin troppo chiara a tutti – si legge in un comunicato sindacale interno girato all’interno dell’azienda – annuncia l’avvio di un percorso di disimpegno di Essity dal nostro territorio, che inizia con il declassamento dei nostri stabilimenti». Sindacati e Rsu respingono la scelta della multinazionale e ne chiedono il ritiro, dichiarando lo stato di agitazione e il blocco degli straordinari.

Ancora più dura una nota interna redatta dalle Rsu e affissa sulle bacheche aziendali: «In barba a tutti i proclami ci comunicano un dietrofront clamoroso. Da domani saremo quelli specializzati nello sviluppo e nella produzione di “prodotti poco profittevoli”, gli stessi per i quali hanno deciso di dismettere linee produttive e ridimensionarne altre. Non accetteremo mai di veder esportare un marchio che ha fatto la storia e la cultura del territorio. E soprattutto non lo faremo aspettando gli eventi perché di voi (riferito al management) proprio non ci fidiamo».

Che le acque siano agitate e la questione delicata è notizia arrivata all’orecchio della sindaca di Altopascio Sara D’Ambrosio, che subito ha inviato una lettera ad azienda e sindacati: «Ho appreso della volontà di Essity – scrive la prima cittadina – di operare una riorganizzazione della produzione, che interesserà anche lo stabilimento di Altopascio. In un’ottica di collaborazione e supporto sono a disposizione per un incontro, al fine di conoscere le prospettive future del sito produttivo, soprattutto per quanto riguarda lo stabilimento altopascese». La sindaca ricorda che Essity ha realizzato nel «recente passato investimenti molto importanti, di avanguardia e di eccellenza in ambito tecnologico, intraprendendo un percorso di innovazione che è tuttora in corso». In effetti nel 2019 la multinazionale ha investito 47 milioni di euro per la creazione del Centro europeo di eccellenza del tovagliolo, con un notevole ampliamento dello stabilimento di Altopascio. Ma il vento è cambiato.

Interpellato dal Tirreno Massimiliano Bindocci, segretario Toscana Uilcom settore Carta, non nasconde la preoccupazione: «Il fatto di voler produrre all’estero il marchio “Tempo” deve far riflettere su certe logiche commerciali. Soprattutto sembra presagire scenari preoccupanti per i siti della zona. Si tolgono altri volumi e così diventa solo fumo negli occhi l’operazione di Altopascio nel 2019. Qualche mese fa fu chiusa una linea di cartiera nello stabilimento di Lucca 1, e come UIlcom da soli non firmammo l’accordo che era un chiaro segnale di smantellamento. Avevamo ragione, ma ora nonostante qualche mania di protagonismo, dobbiamo essere unitari e affrontare il tema delle prospettive occupazionali. Dobbiamo pretendere chiarezza per garantire il futuro a oltre mille famiglie che, tra dipendenti diretti e indotto, vivono sugli stabilimenti di Altopascio, Collodi e Porcari». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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