Sicurezza
Capitale della Cultura, si candida Viareggio Lucca fa un passo indietro e rinvia al 2026
Niente derby per il 2024. Tambellini: «Il ministero ha accelerato i tempi del bando per sfoltire la rosa dei pretendenti»
Luca Cinotti
LUCCA. Il derby per il titolo di Capitale italiana della cultura 2024 non ci sarà. Viareggio, infatti, prosegue la sua corsa partecipando al bando del Ministero dei beni culturali. Lucca, invece, alza bandiera bianca e rinvia tutto al 2026.
Un risultato non scontato, visto che le opposte fazione, nei mesi scorsi avevano fatto presagire scontri all’arma bianca. Soprattutto quando, a febbraio, il sindaco Giorgio Del Ghingaro aveva reso nota la sua intenzione di candidare Viareggio per il 2024, in occasione dei 100 anni della morte di Giacomo Puccini. Una decisione considerata uno sgarbo di là dal monte di Quiesa, visto che Lucca si era già mossa a settembre 2020, annunciando la propria candidatura per lo stesso anno, con un endorsement anche da parte di Eugenio Giani (in quel periodo in campagna elettorale per le elezioni regionali).
Ad accelerare il tutto la pubblicazione del bando da parte del Ministero, con un anticipo rispetto alle date previste. E dunque, manifestazione di interesse da presentare entro il 20 luglio (e non a ottobre) e progetto definitivo di 60 pagine da consegnare non oltre il 19 ottobre (e non a febbraio-marzo). «Abbiamo presentato ufficialmente la domanda al Ministero – ha scritto ieri su Facebook Del Ghingaro – per concorrere a diventare Capitale della Cultura nel 2024. Lo abbiamo fatto il 28 giugno scorso e, come da regolamento, entro ottobre renderemo pubblici il progetto. Sappiamo di avere le carte in regola e sappiamo anche che sarà un’avventura straordinaria per tutta la comunità di Viareggio».
Decisione diversa a Lucca, dove il Comune parla di «tempi troppo stretti». E così si va al 2026, anno in cui cadrà un altro centenario: quello della prima rappresentazione di Turandot, l’opera che il Maestro lasciò incompiuta. Una scelta non indolore e che lascia dietro sé strascichi avvelenati: «Non conosciamo le strategie del Ministero – dicono il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini e l’assessore alla cultura Stefano Ragghianti, ma è stato evidente che l’inconsueta e repentina accelerazione del bando sembra pensata per sfoltire e indebolire la rosa dei pretendenti». Già, i pretendenti. E qui il discorso di fa interessante. Perché fra le città con le quali Viareggio dovrà vedersela per il 2024, oltre a nomi come Grosseto, Asolo e Rimini, spicca quello di Pesaro, considerata in pole-position, visto che sta lavorando al dossier di presentazione già da oltre un anno. Un altro derby, questa volta dei due mari. Per raccontare il quale, però, servono altri dettagli. Pesaro è infatti la città di un altro grande compositore, Gioacchino Rossini. E questo potrebbe in qualche maniera essere entrato nelle manovre di queste settimane. Perché esiste un coordinamento fra le città italiane che hanno dato i natali a eccelsi musicisti: oltre a Lucca e Pesaro, Parma per Giuseppe Verdi, Catania per Gioacchino Bellini, Bergamo per Gaetano Donizetti. Quindi, nel 2026, Lucca potrebbe puntare ad avere il sostegno non solo morale, ma anche di esperienza, proprio di Pesaro. Arrivando all’appuntamento con un programma che permetta di realizzare anche la fase di “concertazione” con le più svariate realtà del territorio, dalle associazioni culturali alle Fondazioni.
Da capire, invece, se nella corsa per il 2024 Lucca metterà da parte le frizioni degli ultimi mesi con Viareggio, aiutandola anzi nella “corsa al titolo” o se rimarrà neutrale, senza pestare i piedi a Viareggio ma nemmeno agli amici di Pesaro. In ogni caso, a decidere sarà il vero deus ex machina di tutta la procedura: il ministro Dario Franceschini. Che fra i motivi dell’accelerazione potrebbe aver avuto anche quello mettere al riparo questo potere da un’eventuale elezione di Mario Draghi al Quirinale con annesso nuovo governo. —
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