La manifestazione
Botte ai genitori che non danno soldi per la droga
LUCCA. Schiaffi in faccia alla madre, calci all’altezza dei genitali al padre. Continue aggressioni fisiche con la stessa richiesta: i soldi per comprarsi la sostanza stupefacente. Crede di essere un pilota di formula uno ed è in cura da uno psichiatra. Ma ormai è dipendente dalla droga e scappa dalle strutture sanitarie dove la sua gestione è praticamente impossibile. Così nei giorni scorsi il gip Antonia Aracri ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un nordafricano di 32 anni residente nella periferia cittadina responsabile del reato di maltrattamento nei confronti dei genitori. A eseguire il provvedimento gli agenti della volante intervenuti più volte a causa di episodi di violenza con l’immigrato che voleva estorcere denaro al padre e alla madre minacciando di dar fuoco alla casa oppure di far esplodere una bombola del gas che si trova in un ripostiglio. Il rischio di un gesto estremo contro i familiari era elevatissimo e dopo che il giovane ha rifiutato ripetutamente le cure e ricoveri in ospedali il giudice per le indagini preliminari, alla luce della gravità dei fatti e della pericolosità del soggetto, ha disposto la custodia in carcere.
Una soluzione tampone perché la collocazione di un soggetto con gravi problemi psichiatrici dovrebbe essere un’altra: le Rems (residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza). Una situazione in cui ormai versano centinaia di detenuti sia con condanne in primo grado che in attesa di giudizio. I posti nelle struttura sanitarie di accoglienza per gli autori di reato affetti da disturbi mentali (infermi di mente) e socialmente pericolosi non sono sufficienti. Si tratta di strutture residenziali con funzioni terapeutico-riabilitative e socio-riabilitative con permanenza transitoria. Ma in Italia ci sono una trentina di Rems (in Toscana c’è solo Volterra) e i posti non superano le 500 unità. Nessuno in questo Paese s’interessa ad un aumentare i posti. —
Luca Tronchetti
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