Sicurezza
A fuoco due cipressi di viale Marraccini Non si esclude il dolo
PORCARI. Uno sfregio alla comunità. Un gesto che ferisce chi, come il sindaco Leonardo Fornaciari, è un amante degli alberi. Non alberi qualsiasi quelli che nel tardo pomeriggio di lunedì hanno preso fuoco sul viale Marraccini, poco distante dal municipio. Sono i cipressi che nel 2005 l’amministrazione ha messo a dimora, in occasione della Festa della Primavera, consegnandoli simbolicamente ai bambini nati nei due anni precedenti. Un albero, un bambino.
Due esemplari di quello splendido filare che si è formato in oltre dieci anni sono stati bruciati e distrutti. Se sia stata la mano di un vandalo che gli ha volutamente dato fuoco o un gesto di inciviltà di qualcuno che ha gettato un mozzicone di sigaretta dal finestrino dell’auto non è ancora stato appurato. E forse una spiegazione non ci sarà mai. Fatto sta che quegli alberi non ci sono più. «Non so chi è stato a provocare l’incendio di due cipressi lungo il viale Marracini tanto caro ai porcaresi – dice amareggiato il sindaco Fornaciari – ad ogni modo è un gesto deprecabile e da condannare, perché il patrimonio collettivo è di tutti e tutti dobbiamo averne cura. Uno spazio pubblico è come se fosse casa nostra».
Un singolare intervento per i vigili del fuoco che sono stati chiamati quando si sono alzate le fiamme che hanno cominciato ad annerire le piante fino ad incenerirle. L'ipotesi più probabile è che l'incendio sia stato provocato da una cicca di sigaretta lanciata da un passante ma non è da scartare l’ipotesi del dolo. Anzi, sono in molti i porcaresi a pensare a una bravata, a un’azione di vandali visto anche il ripetersi di episodi analoghi in questi ultimi giorni a Porcari. «Questi alberi sono importanti e significativi per il paese e la comunità – prosegue Fornaciari – dice il primo cittadino –. Provvederemo a una nuova piantumazione. Sono alberi che simbolicamente sono di proprietà di quei bambini nati nel 2003 e nel 2004, ora maggiorenni. La speranza è che da cittadini seri, onesti e responsabili possano ritornare a trovare il loro cipresso e insegnare il rispetto per la natura». —
N.N.
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