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Inaugurata “Casa Alice” luogo d’amore e solidarietà

Barbara Antoni
Inaugurata “Casa Alice” luogo d’amore e solidarietà

Una struttura di accoglienza per famiglie dei piccoli pazienti dell’ospedale Meyer. L’ha realizzata la onlus in ricordo della giovane lucchese scomparsa nel 2018

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FIRENZE. Parla di Alice Benvenuti ogni centimetro quadrato dell’appartamento al civico 67 di via Puccinotti a Firenze, in zona Statuto. Un bell’appartamento con i soffitti alti decorati da stucchi, le pareti tinteggiate color crema, le porte alte e strette in stile primo Novecento, gli infissi nuovi di zecca: alle pareti spiccano i disegni di Alice bambina che si vede ragazza, con i capelli biondi e le scarpe col tacco, di una casa sotto il temporale, di un paese delle meraviglie.

Sala da pranzo, cucina, camera da letto e un piccolo giardino interno: da ieri a tutti gli effetti questo spazio arredato con cura dei particolari e una dose smisurata di amore è “Casa Alice”, una casa di accoglienza per le famiglie dei piccoli pazienti del Meyer che vengono da lontano e devono rimanere a Firenze per stare vicino ai propri figli mentre seguono il percorso di cura. Lì le famiglie, fino a quattro persone, possono restare il tempo di una settimana: il loro è un soggiorno gratuito, grazie all’associazione Alice Benvenuti onlus.

Commozione, tanta forza ed entusiasmo. Un incredibile sguardo verso il prossimo: quello che provava Alice nei confronti dei piccoli pazienti del Meyer incontrati durante la sua degenza nell’ospedale pediatrico fiorentino, è lo stesso che Lucia Betti e Mario Benvenuti, i suoi genitori, hanno trasportato in questo importante progetto dell’associazione che hanno fondato un mese dopo la prematura scomparsa della figlia, studentessa lucchese del liceo Vallisneri e giocatrice di pallavolo nella Nottolini, avvenuta il 6 marzo 2018, quando aveva solo diciotto anni.

La Alice Benvenuti onlus è accreditata come associazione “Amica del Meyer”: l’ospedale fiorentino, eccellenza internazionale, è il partner, o meglio la guida, come spiegano i genitori di Alice, di questo progetto: è infatti dal Meyer che arrivano i suggerimenti sulle famiglie da accogliere quelle che si trovano nella più stringente necessità.

Il Meyer era largamente rappresentato ieri all’inaugurazione di “Casa Alice”, già attiva in realtà da aprile. «Un “albergo” sempre tutto esaurito – spiega il babbo di Alice –. Abbiamo dovuto ritardare l’inaugurazione a causa della pandemia».

«Sono rimasto colpito dalla vostra capacità di trasformare il dolore in tanto amore – dice il dottor Alberto Zanobini, direttore del Meyer –. Dai documenti che ho letto sono rimasto impressionato nel conoscere lo sguardo di Alice verso i bambini. Perché questo sguardo è lo stesso del Meyer. Nasce da una donna, Anna Meyer, morta giovane, ma che prima di morire aveva detto al marito di avere visto a Santa Maria Nuova i bambini ricoverati con gli adulti e questo per lei non era giusto. Queste due donne oggi le voglio mettere insieme. Tutta la nostra storia nasce dallo sguardo di una donna e prosegue qui, in “Casa Alice”».

«Quando si ammala un bambino, la cura più efficace è quella di avere accanto la sua famiglia» è scritto sul pannello dell’associazione che introduce in “Casa Alice”. È un principio fondamentale che muove il progetto della struttura di accoglienza per le famiglie. «L’idea del Meyer – approfondisce infatti il dottor Zanobini – è che quando si ammala un bimbo, si ammala tutta la famiglia. Quindi deve essere attivata la capacità di fare un percorso: il nostro è un approccio globale di sostegno alla famiglia. Il Meyer è una comunità in cui ci sono bimbi, operatori, volontari, insegnanti: è questa la nostra ricchezza di fondo».

«È importante poter stare accanto al proprio figlio durante la degenza – sottolinea Laura Mori, assistente sociale del Meyer –, o al figlio quando torna a fare esami o altre procedure sanitarie. In una struttura come “Casa Alice” la famiglia trova intimità, rimane unita: non è come stare in un luogo qualsiasi».

Al Meyer, anche la ludoteca è parte integrante di questo percorso che unisce operatori sanitari e famiglie per raggiungere il migliore risultato nelle cure del bambino. «Il nostro intervento – spiega Claudio Micheli, educatore professionale e responsabile della ludoteca – è sulla parte pedagogico educativa. La ludoteca è fondamentale nel Meyer, è parte integrante di un percorso di cura. Noi ci occupiamo della parte sana del bimbo, lo aiutiamo a mantenere il gioco, a prevedere il futuro e a continuare a immaginarlo. Se il bimbo in età evolutiva ferma la sua crescita, ferma il futuro. Invece continuare a dipingere e a sporcarsi, a volte può aiutare l’efficacia delle cure».

All’inaugurazione anche le insegnanti che hanno seguito Alice all’ospedale Meyer: Silvia Simoni, Maria Corti, Susi Mariniello. E Milko Signorini, del servizio Taxi 4242 di Firenze, che collabora con i progetti della Alice Benvenuti onlus. —

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