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Lucca

Tribunale  

Caso diamanti-Bpm: maxi risarcimento per un risparmiatore

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LUCCA. Caso diamanti, nuova sentenza di risarcimento pronunciata da un giudice del tribunale civile di via Galli Tassi a favore di un risparmiatore lucchese: avrà indietro 60mila euro.

Continua a tenere banco nelle aule di tribunale la vicenda che vede contrapposti da un lato i correntisti e dall’altra la Banca Popolare di Milano (ex Cassa di Risparmio di Lucca) per la cosiddetta “truffa dei diamanti”. Stavolta il risarcimento è cospicuo: 60mila euro.

Il cittadino lucchese interessato dalla vicenda, infatti, nel 2013 e nel 2014 aveva acquistato dalla società Intermarket Diamond Business (Idb), su segnalazione di Bpm, ben sei diamanti pagandoli circa 82.781 euro. Il tutto attraverso tre bonifici ordinari dal proprio conto corrente acceso presso Banco Bpm. Nei mesi successivi, però, l’uomo aveva saputo che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva censurato l’attività di Idb, qualificando come scorrette le sue pratiche commerciali perché vendeva diamanti a un prezzo nettamente superiore rispetto al loro reale valore. Il risparmiatore decise così di citare in giudizio Banco Bpm, per accertare la sua responsabilità, chiedendo un risarcimento del danno stimato in 67.781.

L’uomo sosteneva che la banca lo aveva consapevolmente raggirato con condotte fraudolente e artificiose, finalizzate a concludere l’infruttuosa compravendita nei confronti di Idb, sostenendo la convenienza dell’operazione attraverso dati (che poi si sono dimostrati non affidabili) circa l’andamento del mercato dei diamanti. Inoltre sempre secondo il ricorrente, le quotazioni che gli erano state esposte dipendevano dalla fissazione unilaterale del prezzo da parte di Idb e non erano frutto di reali oscillazioni di mercato. La Banca si è costituita in giudizio sostenendo l’infondatezza della richiesta del risparmiatore, esonerandosi da ogni responsabilità derivante dal contratto di compravendita stipulato fra Idb e il correntista, ed evidenziando il suo ruolo di terzietà.

Ma il giudice tutta questa terzietà non l’ha ravvisata: secondo il magistrato, infatti, il rapporto fiduciario del cliente con il referente investimenti e le sue rassicurazioni, nonché la fiducia nelle serietà e nella reputazione della banca, sono stati elementi determinanti nella decisione d’acquisto. Il tribunale ha quindi disposto un risarcimento del danno pari a 60mila euro. —

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