Sicurezza
«La montagna è libertà È quello che cerchiamo dopo la pandemia»
L’invito dello scrittore Federico Pagliai: «Lasciate perdere internet Le Apuane sono selvagge, affidatevi a guide ambientali esperte»
lo studioso
«C’è stata questa emergenza Covid, ci siamo sentiti tutti più limitati nelle libertà. E qual è l’ambiente che fa più pensare alla libertà? La montagna».
Esperti e meno esperti, escursionisti della domenica si sono riversati sulle cime degli Appennini e delle Alpi Apuane per sentirsi di nuovo vivi. La conosce bene questa sensazione, Federico Pagliai: infermiere, scrittore, ex soccorritore del Soccorso alpino pistoiese, guida ambientale. Lui che la montagna la vive di notte e di giorno, alla scoperta in ogni momento di nuovi motivi di stupore, intuisce quale sia la spinta degli escursionisti che, passata la fase più forte dell’emergenza pandemica, si dirigono sui monti.
La tragedia del monte Roccandagia gli farebbe voglia, d’istinto, di restare in silenzio, poi, però, una cosa sente di volerla dire. «È sempre antipatico e disdicevole commentare questi incidenti, ma vista la frequenza con cui si stanno ripetendo nelle ultime settimane il mio consiglio è di vivere la montagna evitando le tracce di web e gps e affidandosi a persone che le Apuane le conoscono bene, sia da un punto di vista morfologico che climatico. Siano esse guide ambientali piuttosto che escursionisti del Club alpino. Mettersi nelle mani di sentieri trovati su internet è altamente sconsigliabile. Possono essere state tracciati da persone esperte o da una tecnologia ingannevole, che non è sempre garanzia di sicurezza».
Dalla ricostruzione fatta dal Soccorso alpino, Alessio Amato e Serena Carbone, domenica, avevano intrapreso la risalita del canale di San Viano quando, nella parte alta, il 33enne, complice la scarsa visibilità, si è diretto per errore verso placche rocciose. Una scelta che li ha portati su un terreno impervio, ripido, caratterizzato da sfasciumi verticali e paleo. La ragazza ha visto precipitare il compagno nel canale, per 200 metri, senza poter far nulla.
«Le Apuane sono pericolose e dove c’è pericolo si riesce ad apprezzare di più la bellezza della vita. Ma la tragedia è dietro l’angolo». Questo il commento dello scrittore, a cui segue, subito dopo, quello della guida ambientale. «Sono montagne che d’inverno risentono molto dell’escursione termica: una neve morbida con l’oscurità diventa ghiaccio verde. D’estate la roccia friabile viene ricoperta dal paleo, un’erba scivolosissima, presente in gran quantità sulle Apuane. È un ambiente davvero selvaggio, e affidarsi a tracce gps per attraversarlo non è consigliabile».
Sono montagne «soggette a cambiamenti meteorologici repentini. C’è il mare lì vicino, possono crearsi accumuli di umidità che danno vita – commenta Pagliai – a temporali potenti e improvvisi. Su gran parte delle vette la pendenza, unita alla “friabilità” del terreno, alla presenza del paleo e alle escursioni termiche, rende l’escursionismo una pratica più difficile che sugli Appennini e su altri tipi di cime. I dislivelli e le zone poco alberate, se ci si perde, possono far sentire un escursionista più in difficoltà che altrove». Come probabilmente è accaduto ad Alessio e Serena. Sul monte Roccandagia, peraltro, domenica si era formata una fitta nebbia, che ha reso impossibile l’intervento dell’elisoccorso Pegaso.
«Io capisco – conclude Federico Pagliai – che laddove c’è il pericolo si senta di più la pienezza della vita, ma prosaicamente dico che conviene affidarsi al Cai o a guide ambientali professioniste». —
Tiziana Gori
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