Il Tirreno

Lucca

Stato di agitazione a “Lucca riscossioni”

Tiziana Gori
Stato di agitazione a “Lucca riscossioni”

I 44 dipendenti pronti a entrare in sciopero per il mancato confronto su contratto integrativo, permessi e smart working

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Tiziana Gori

lucca. I 44 dipendenti di Lucca riscossioni e servizi sono in stato di agitazione. Se entro una settimana, al massimo dieci giorni, dal consiglio di amministrazione non arriverà una risposta alla richiesta di un incontro avanzata più volte dalle parti sindacali, sarà promossa una forma di mobilitazione più pesante per il lavoro aziendale, leggasi sciopero.

L’atmosfera è tesa nella partecipata del Comune (e che, di fatto, come unico cliente ha proprio il Comune di Lucca). Tra i lavoratori serpeggia il malcontento, tra i sindacalisti e le Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) lo stupore per la mancanza di un risposta dal nuovo consiglio di amministrazione. Ricordiamo che Lucca riscossioni e servizi è subentrata giusto un anno fa a Lucca holding e servizi, dopo che l’amministrazione ha assegnato alla società più competenze di quante ne aveva in passato. Lucca holding era stata istituita nel 2015, quando il Comune decise di bypassare Equitalia. In tempi più recenti, con la scissione di Gesam, alla società è stato conferito il ramo dei servizi cimiteriali e quello della pubblica illuminazione. È diventata così una multiservizi. Un consiglio di amministrazione ha preso il posto dell’amministratore unico, ruolo ricoperto per anni dall’ingegner Luca Bilancioni. Nel cda sono entrati come consiglieri gli avvocati lucchesi Alessia Marchetti e Pierfrancesco Petroni, insieme alla commercialista Maria Simona Deghelli. Direttore responsabile del personale e delle comunicazioni aziendali è l’ingegner Massimo Saponaro.

«Per conto del Comune – spiega Simone Pialli (Fisascat Cisl) – Lucca riscossioni svolge servizio di call center per tutti gli uffici pubblici, gestisce la pubblicità e le pubbliche affissioni, riscuote le multe per le violazioni al codice della strada negli uffici della municipale, si occupa dell’illuminazione pubblica e dell’energia e cura i servizi “di sportello” dei cimiteri (riscossione delle lampade votive, posizionamento loculi, etc).

Da sei mesi – prosegue Pialli – con Uil, Cgil e le Rsu, cerchiamo inutilmente di aprire un confronto sul rinnovo del contratto integrativo, scaduto il 31 dicembre 2020. Appena insediato, il cda ha detto che avrebbe fornito un mansionario, che a oggi non è stato consegnato. Si sono creati malcontenti, perché molti lavoratori ritengono di svolgere compiti di qualifica superiore al loro livello, con conseguente demansionamento».

Tra le altre richieste, quella di adeguare i buoni pasto, il cui valore è fermo da diversi anni. E la questione dei permessi retribuiti: «I dipendenti di Lucca riscossioni e servizi vorrebbero essere equiparati ai dipendenti comunali, che possono contare su 18 ore annue di permessi retribuiti per visite mediche».

Infine la questione smart working. Scoperta e portata avanti per oltre un anno in periodo di pandemia, in molti vorrebbero che fosse resa strutturale, almeno per parte della settimana: «Quelle di riscossione telematica – afferma Pialli – sono mansioni che potrebbero essere svolte senza problemi in smart working. Alla municipale, ad esempio, ci sono stati dei problemi sul fronte della prevenzione e sicurezza anti Covid nei mesi scorsi».

Il 24 giugno si è tenuta un’assemblea dei dipendenti Gesam, il 28 si sono riuniti anche i dipendenti degli altri settori. I lavoratori Gesam, in una nota, hanno spiegato che «dal 2018 non è mai stata attuata una riorganizzazione chiara del lavoro con una chiara definizione delle mansioni. Ci troviamo a dover sopperire in maniera caotica a molteplici attività, spesso non rientranti nelle nostre funzioni, senza una prospettiva organizzativa chiara».

«Siamo vecchi e navigati del mestiere – commenta Sabina Bigazzi (Filcams Cgil) – ma siamo rimasti stupiti dall’assenza di risposte. Sembra un’utopia riuscire a parlare con questo cda. Le questioni sul tavolo però sono tante e diverse, e i lavoratori hanno diritto a essere ascoltati». —

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