Sicurezza
Fornero a Lucca: «Inevitabile da parte del governo lo sblocco dei licenziamenti»
L’ex ministra ha inaugurato la Scuola di alta formazione della Fondazione Giuseppe Pera
LUCCA. «Il blocco dei licenziamenti solo per il tessile-moda-calzaturiero? Una soluzione di grande equilibrio, che tutela settori che hanno sofferto più di altri nell’anno di pandemia e allo stesso tempo lancia un messaggio forte ai sindacati: non si possono più bloccare i licenziamenti. Si deve capire quello che è possibile recuperare e quello che non lo è».
Come ai tempi del governo Monti, la professoressa Elsa Fornero, ex ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, sa moderare toni e parole, ma non si sottrae alla valutazione. E sono valutazioni forti, su più temi. Fornero era ieri al Real Collegio di Lucca, per un dialogo col professor Riccardo Del Punta, docente di diritto del lavoro all’Università di Firenze, sulle prospettive inclusive nel mondo del lavoro. Il confronto dialettico tra i due inaugurava la Scuola di alta formazione organizzata dalla Fondazione Giuseppe Pera, che si terrà nella Casa diocesana di Arliano dal 23 al 25 settembre.
Sullo sblocco dei licenziamenti dal primo luglio per edilizia e manifattura deciso dal governo Draghi, Fornero è chiara: «Non si è detto che i licenziamenti adesso sono liberi, ma il messaggio è chiaro e non era più rinviabile. Dobbiamo capire cosa può essere salvato e cosa no. Il governo ha mantenuto una protezione su moda e calzature. Tutti nell’ultimo anno abbiamo rinunciato a un paio di scarpe o un abito in più, e per questi ambiti ci sono altre tredici settimane di tutele».
I sussidi – reddito di cittadinanza in testa – rappresentano un disincentivo all’impegno?
«È un discorso complesso – afferma Fornero – Si è resa necessaria una protezione dalla crisi economica e sanitaria in cui siamo precipitati. Ma i sussidi – aggiunge – hanno un risvolto negativo, possono essere disincentivanti».
Soprattutto se, com’è successo nell’ultimo anno, all’esborso del sussidio «non è seguita l’attivazione di corsi di formazione, neppure online. Si è preso quello che lo Stato ha concesso, così. Le persone vanno coinvolte, rafforzate emotivamente e professionalmente, convinte a darsi da fare per mettersi in gioco e fare a meno dei sussidi».
E lo smart working?
«Con giudizio, è un’ottima cosa. Per le attività intellettuali va benissimo».
Ma... la ricerca dell’equilibrio dialettico della professoressa Fornero porta sempre a un “ma”: «Abbiamo bisogno di socialità, di tornare a vederci e di lavorare fianco a fianco».
Il segretario del Partito democratico Enrico Letta ha sollecitato il primo ministro Mario Draghi a un patto per la ricostruzione sociale come quello promosso da Ciampi nel 1993. «È il momento - ha detto Letta - di fare come fece Carlo Azeglio Ciampi nel ’93. Ciampi evitò una crisi simile a quella greca, senza neppure poter contare su euro ed Europa. Il 23 luglio ’93 Governo e parti sociali firmarono il “Patto per la politica dei redditi e lo sviluppo”, e il debito pubblico cominciò a scendere. C’è bisogno di un passo (e di un patto) simile».
«Il patto – risponde con decisione Fornero – è realizzare il Piano nazionale di ripresa e resilienza. È l’impegno che l’Italia deve mettere nel risollevarsi dalla crisi economica e sanitaria. Con l’attitudine giusta, con le scelte giuste. Non ci viene chiesto dall’Europa di prendere solo i suoi soldi».
Quello di Mario Draghi, sostiene Fornero, «è un governo più politico del nostro. Mario Monti dette vita a un esecutivo squisitamente tecnico. Draghi è un ottimo presidente del Consiglio, ma è chiaro che neanche lui da solo fa miracoli».
La ricerca dell’equilibrio dialettico della professoressa svanisce con l’ultima domanda. Fornero non cerca di moderare i toni quando la conversazione vira sulla bagarre tra il fondatore dei 5 Stelle, Beppe Grillo, e l’ex premier Giuseppe Conte, silurato «perché privo di visione politica».
«Abbassiamo approssimazione e populismo – dice con decisione Fornero – Un Paese come il nostro non può permettersi altri anni di approssimazione e, mi si consenta di dirlo, di trasformismo. Cerchiamo tutti la coerenza, ce n’è un gran bisogno». —
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