Italia
Ceis, 2,7 milioni di euro per progetti solidali
Il Centro di solidarietà fu fondato nel 1976 da don Frediani La presidente Ridolfi: da sempre in aiuto dei più deboli
Rossella Lucchesi
lucca. Mettere al centro la persona, anche quella più problematica dal punto di vista sociale, e darle la possibilità di conquistare dignità e autonomia e di manifestare le proprie potenzialità nella comunità in cui essa vive.
È la “mission” del Ceis di Lucca che dal 1976 si dedica ai soggetti più fragili e alle vittime di dipendenze, ma anche ai malati, ai senzatetto e a coloro che cercano di costruirsi una nuova vita, dopo esperienze che li hanno segnati nel corpo e nella mente. Quarantacinque anni di impegno sociale per l’associazione fondata da don Bruno Frediani con il sostegno dell’allora arcivescovo di Lucca Giuliano Agresti e un gruppo di volontari, che oggi, oltre alla sede legale di via Santa Giustina, comprende altre undici sedi operative sul territorio e la Casa di accoglienza per vittime della tratta che non figura nell’elenco, in quanto luogo protetto. Il bilancio del sodalizio relativo al 2020 è stato presentato ieri, nel corso di una conferenza stampa, dalla presidente Sonia Ridolfi e da Carla Caprio, responsabile Ceis per i progetti scolastici. «Da sempre – spiegano – concentriamo la nostra attenzione sugli ultimi della società, attraverso operazioni di supporto e assistenza che riguardano soprattutto giovani e giovanissimi che si ritrovano a vivere ai margini. Grazie alla collaborazione con le istituzioni, l’Asl di Lucca e Viareggio, la Diocesi, la Caritas e le parrocchie – aggiungono – siamo riusciti a ottenere risultati soddisfacenti e a regalare il futuro a molti soggetti che si stavano annullando nelle dipendenze e nella delinquenza e a reinserirli in quella società che li aveva rifiutati. Il nostro ringraziamento va agli enti pubblici, ai privati cittadini, alla Caritas e alle Fondazioni bancarie che nel 2020 hanno contribuito con circa 2 milioni e 700mila euro, permettendoci di portare avanti e ampliare molti progetti».
La presentazione del bilancio sociale è stata anche l’occasione per fare un excursus storico dell’associazione che, già nel 1982 ad Arliano, creò una struttura destinata a diventare centro polivalente, casa di accoglienza per sieropositivi e malati di Aids, con centro diurno e centro di formazione professionale. È il 2008 quando la Casa Crisalide per alcolisti si trasferisce nella comunità di Pozzuolo. Tre anni più tardi parte il progetto ambulatoriale al centro d’ascolto per persone che abusano di cocaina e, in collaborazione con Provincia e prefettura, si apre all’accoglienza ai profughi provenienti dalla Libia. —
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