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cave sotto sequestro 

«Sessantotto operai in cassa La Regione convochi i sindacati»

Tiziana Gori
«Sessantotto operai in cassa La Regione convochi i sindacati»

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Tiziana Gori

vagli sotto. «Non c’è famiglia di Vagli che non abbia un familiare che lavora in una cava». E sono 68 quelli in cassa integrazione da inizio giugno. «Mi chiamano un giorno sì e uno no, la preoccupazione è tanta», afferma Stefano Viviani, sindacalista della Filca Cisl.

La Filca, insieme a Fillea Cgil e Feneal Uil chiedono ora l’apertura di un confronto con la Regione. Hanno inviato alcuni giorni fa una mail al presidente Eugenio Giani. A oggi, senza risposta.

«Il punto è che da quando è stata decisa la sospensione dell’attività in tutte e tre le cave non abbiamo avuto più alcuna notizia. E le famiglie cominciano a essere seriamente in ansia. Ora auspichiamo che la Regione apra un tavolo sulla questione cave di Vagli Sotto».

Dopo la conferma a fine aprile del sequestro della Cava Terza, nella valle di Arnetola, un mese dopo ecco l’ennesimo colpo di scena, con la Regione che ha disposto la sospensione dell’attività estrattiva in tutte e tre le cave della coop Apuana Vagli.

Tutto era iniziato con l’inchiesta in materia ambientale avviata dal sostituto procuratore Salvatore Giannino, per un presunto illecito di rifiuti nella cava Terza, con il conseguente inquinamento della falda dell’Abisso del Pozzone. Il pubblico ministero aveva chiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari Antonia Aracri il sequestro preventivo della cava in questione che si trova nella valle di Arnetola, nell’area estrattiva di Piastra Bagnata, dove opera la Apuana Vagli.

A seguito dell’inchiesta anche la Regione Toscana ha deciso di disporre alcuni accertamenti sul sito. I risultati sono stati univoci e hanno confermato il rischio di impatto ambientale, pertanto da Firenze è stata disposto la sospensione dell'attività estrattiva e non solo nella cava posta sotto sequestro ma in tutta l’area di Piastra Bagnata.

Non è finita qui: la Regione ha avviato anche il procedimento per far decadere l'autorizzazione all’estrazione del marmo sempre per motivi inerenti l’impatto ambientale. Una notizia che è destinata a far discutere perché, considerando l’indotto, sono circa una settantina i lavoratori toccati dal blocco dell’attività. Già a fine aprile il tribunale del riesame di Lucca aveva respinto la richiesta di dissequestro avanzata dai legali di Ottavio Baisi, presidente della cooperativa Apuana Vagli. Secondo la procura, che ha delegato alle indagini i carabinieri della Forestale, si sarebbe verificato un illecito smaltimento dei rifiuti della cava con inquinamento della falda denominata Abisso del Pozzone, che raggiunge la profondità di quattrocentocinquanta metri e poi finisce nel fiume Frigido, che scorre nel territorio di Massa.

«Dopo il sequestro della cava Terza gli operai erano stati spostati nelle altre due. Ora sono tutti a casa. Consapevoli della necessità di ripristinare l’eventuale danno ambientale, chiediamo però che la questione sia affrontata dalla Regione a un tavolo con i sindacati. Non ci si può aspettare che settanta famiglie restino senza risposta per mesi». —

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