Gioco
Sara Morganti con Mattarella al Quirinale L’atleta barghigiana in partenza per Tokyo
Disputerà le gare di dressage ai giochi paralimpici. «Ho creduto profondamente in un obiettivo e ho lavorato molto»
Francesco Cosimini
barga. Quando le porte del Quirinale si sono aperte, mercoledì 23 giugno, per la cerimonia di consegna del tricolore direttamente dalle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a una rappresentanza di atleti e atlete che gareggeranno alle Olimpiadi di Tokyo 2020 (dovevano svolgersi dal 24 luglio al 9 agosto 2020, ma per la pandemia sono state posticipate di un anno, dal 23 luglio all'8 agosto 2021), nel palazzo romano c’era anche la cavallerizza paralimpica Sara Morganti.
Lo racconta una foto che la ritrae insieme alla più alta carica dello Stato, che anche l’amministrazione comunale di Barga ha divulgato attraverso i suoi canali istituzionali per esprimere orgoglio per la propria concittadina Sara Morganti. «Orgogliosi del traguardo raggiunto da una nostra concittadina, le facciamo i migliori auguri per un grande successo».
Sara Morganti ha origini barghigiane. Proprio qui, nella sua terra, all’età di tredici anni ha scoperto il suo amore per i cavalli; terra che poi ha lasciato per inseguire con forza e determinazione il suo sogno.
I risultati sono tutti nel suo vasto medagliere che dal 2005, anno d’esordio nell’equitazione paralimpica nella disciplina del dressage, conserva premi e onorificenze. Da febbraio 2021 si è aggiunto, alla già ampia rosa di impegni e ruoli che riveste (tra cui la nomina a presidentessa di Commissione nazionale atleti paralimpici del Cip), l’ingresso nel gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre.
Adesso tutte le forze di Sara Morganti, campionessa del mondo di equitazione nella disciplina del paradressage e titolare di altri risultati importanti come il quarto posto alle Paralimpiadi di Londra del 2012, sono tutte rivolte e concentrate sull’avventura nipponica.
Essere ricevuta nei giorni scorsi al Quirinale, oltre che momento «molto emozionante», ha significato molto di più. «Forse – racconta la stessa atleta – è stata prima volta in cui mi sono resa conto che ci stiamo avvicinando a un evento a cui abbiamo lavorato da cinque anni».
Poi, alla fine di una delle competizioni che la stanno vedendo vincitrice alla quattro giorni di gare internazionali che terminano oggi nella zona del Milanese, Morganti si sofferma sul senso delle parole che mercoledì sono state pronunciate dai vari partecipanti a Tokyo 2020.
«In particolare le parole sul senso di rinascita, dopo un periodo così duro, una sorta di luce alla fine di anni estremamente difficili. Questo è un segno positivo per il futuro, anche se non siamo ancora fuori dalla pandemia, però bisogna pensare che l’anno scorso è stata rimandata l’olimpiade e la paralimpiade. Noi sportivi, vogliamo vedere i giochi olimpici come rinascita e nuova luce».
Sara Morganti non sa ancora quando partirà per Tokyo. «La convocazione ufficiale non l’ho ancora avuta, però siamo sicuri al 99 per cento. Io per correttezza aspetto sempre l’ufficialità». Dice così, perché si definisce, «una persona ipercorretta e iperprecisa».
Alla 33ª Olimpiade, dal 23 luglio all’8 agosto, seguiranno i Giochi paralimpici estivi (dal 24 agosto al 5 settembre). Con quale destriero gareggerà l’atleta barghigiana? «Sto ancora decidendo – risponde –. Sceglierò tra le due mie cavalle, entrambe qualificate: una è Royal Delight, la mia cavalla storica con cui ho vinto i mondiali del 2014 e del 2018. Poi ce n’è una nuova, Mariebelle, giovane, che però ha esordito in Olanda con punteggi veramente ottimi. Decideremo all’ultimo».
Poi inizia a parlare di loro, e si entusiasma. «Le mie cavalle sono tanto importanti per me. Occupano una bella parte della mia vita». La sua carriera agonistica, la sua determinazione, sono l’emblema di un messaggio, che lei stessa sottolinea. «I miei colleghi atleti paralimpici sono persone che riescono a fare cose all’apparenza impossibili. Quello che io dico sempre è che sono una persona come le altre, normalissima, ma che ha creduto profondamente in un obiettivo per il quale ho sperato, lavorato, fatto sacrifici, e non ho smesso di credere alla possibilità di riuscirci. Nonostante i vari ostacoli, creati soprattutto dalla mia situazione di salute». —
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