Italia
Tambellini, appello per Palazzo Mansi
«Un viaggio nel fasto di una dimora barocca lucchese perfettamente conservata fra capolavori assoluti»
lucca. «Tutti abbiamo desiderato o immaginato di viaggiare nel tempo, magari per ammirare uno spaccato storico della nostra città e vedere con i nostri occhi gli antenati muoversi fra le architetture e le strade, provare l’emozione di percepire tutta un’epoca, una cultura, un modo di vivere con l’intensità di un solo sguardo. C’è un luogo particolare dove tutto questo è possibile, togliendo alla nostra fretta quotidiana un’ora e mezza per ritrovare noi stessi, la nostra anima e per godersi uno squarcio di quella bellezza incredibile che l’uomo è stato in grado di realizzare nei secoli passati. Parlo del Museo Nazionale di Palazzo Mansi in via Galli Tassi».
Così il sindaco Alessandro Tambellini a proposito di Palazzo Mansi, che invita a visitare. «Si tratta di un edificio che potrebbe quasi passare inosservato dall’esterno, perché modesto nelle forme architettoniche che distinguano la facciata principale. Un palazzo non isolato, che non ha davanti nemmeno una piazza. Mai architettura potrebbe dissimulare meglio la ricchezza che contiene. Prima di essere un museo è una dimora gentilizia lucchese arrivata a noi praticamente intatta dal passato», aggiunge.
Il primo cittadino ricorda la bellezza dell’edificio, del luminoso giardino interno, dei piani e della vasta sala della musica ornata degli affreschi del bolognese Giovan Gioseffo Dal Sole, dei salotti arredati con mobili d’epoca e ornati principalmente dai bellissimi arazzi seicenteschi prodotti dalla manifattura di Bruxelles che illustrano le Storie dell’imperatore Aureliano e di Zenobia, regina di Palmira, dell’alcova intagliata e dorata, della pinacoteca proveniente dalla Guardaroba medicea: 83 dipinti donati dal Granduca di Toscana a Lucca nel 1847 per compensare la perdita della quadreria di Palazzo Ducale, svenduta a Londra da Carlo Lodovico di Borbone. Fra queste opere spicca per notorietà il ritratto di giovinetto del Pontormo, uno dei grandi capolavori precursori delle opere del Manierismo, momentaneamente in prestito a New York.
Nelle sale che documentano le arti durante il Principato napoleonico di Lucca e Piombino, hanno trovato posto gli splendidi abiti di corte di manifattura parigina in tulle ricamato a filo d’argento, riferibili a Elisa Baciocchi o comunque a una principessa imperiale. L’abito è costituito da un mantello proprietà del Comune di Lucca e da due abiti analoghi di proprietà dell’antiquaria Renata Frediani.
«Grazie all’infaticabile lavoro di ricerca – continua Tambellini – e alla generosità dell’antiquaria lucchese e al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca è stato possibile restaurare ed esporre in modo adeguato questi eccezionali documenti della moda e del costume neoclassici. Renata Frediani ha infatti dimostrato la comune provenienza dalla famiglia Orsetti dei tre preziosi cimeli e ha consentito la ricostruzione integrale del completo sartoriale del Primo impero francese, un unicum nel panorama internazionale. Per tutto questo Palazzo Mansi merita un viaggio anche da molto lontano. A maggior ragione invito tutti i lucchesi a riappropriarsi di questo patrimonio parte della nostra storia andando a visitare questo insigne monumento che tanto ci racconta della nostra cultura e della nostra città». – © RIPRODUZIONE RISERVATA
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