Il Tirreno

Lucca

il caso 

Prime risposte all’appello della famiglia della donna colpita dal linfedema

E. A.

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MEDIAVALLE. Prime risposte al disperato appello della famiglia della signora di 45 anni che è affetta da linfedema.

Attraverso Il Tirreno la famiglia, che abita in Mediavalle, aveva lanciato un sos per ottenere qualche forma di aiuto, viste le enormi difficoltà ad assistere la donna da parte della madre e del fratello.

A dare la prima adesione all’appello sono i consiglieri comunali di Bagni di Lucca, Claudio Gemignani e Laura Lucchesi, la collega di Borgo a Mozzano Yamila Bertieri e la sezione della Lega della Mediavalle, guidata dal commissario Luigi Pellegrinotti.

A loro giudizio, «leggere e sentire che la famiglia, nonostante le molte richieste fatte a strutture competenti e accompagnate da cartelle cliniche che attestano la preoccupante situazione, ad oggi non abbia ricevuto risposta da nessuno non ha giustificazione».

«Il diritto all’assistenza – proseguono gli esponenti politici – è tutelato anche dalla Costituzione, chiara nel garantire a tutti una concreta assistenza sanitaria, con la predisposizione di strutture idonee. Il linfedema è una malattia che oggi può avere valide possibilità di cura, ma la persona che ne soffre deve essere assistita e seguita correttamente».

Pellegrinotti e i consiglieri Lucchesi, Gemignani e Bertieri assicurano di essersi mobilitati per portare il caso a tutti i livelli e ottenere la necessaria attenzione che porti alla soluzione del problema.

Sono intanto preoccupanti le sofferenze della donna, che per il suo peso (209 chili) e la sua malattia nemmeno riesce più ad alzarsi dal letto.

Una volta alla settimana personale dell’Asl passa dalla sua abitazione per il medicamento e i bendaggi alle gambe, mentre il Comune di residenza cerca di fare il possibile attraverso un’assistente sociale.

Tocca all’anziana madre che vive con lei, al fratello più che abita in una casa adiacente con la famiglia, coprire 24 ore su 24 un’assistenza difficilissima e faticosa.

«La situazione di mia sorella – spiega l’uomo – richiede controlli specifici, per lei è necessaria la collocazione in una struttura adeguata, che la possa seguire come si deve. Almeno per un certo periodo, finché il suo quadro clinico generale non migliorerà e per noi familiari l’assistenza diventerà più agevole». –

E. A.

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