Sicurezza
Dalla pittrice al muratore individuati dieci evasori totali
LUCCA. Un ambulante, una pittrice, un muratore, il gestore di un albergo e alcuni commercianti. È così composta la platea dei dieci evasori totali scoperti nel corso del 2020 dalla Guardia di finanza. Persone insospettabili e all’apparenza rispettabili che però aveva un problema: le tasse.
Nel corso del 2020 a causa del Covid l’attività di contrasto dell’evasione e le frodi fiscali hanno subito un ridimensionamento, ma non sono comunque mancate scoperti più interessanti.
In totale sono stati conclusi 146 interventi, fra verifiche e controlli fiscali, a tutela degli interessi dell’erario. Gli 007 delle Fiamme gialle si sono basati su una selezione preventiva e mirata degli obiettivi, proprio per non sprecare tempo prezioso e puntare a individuare i veri evasori.
A seguito di queste attività sono stati individuati 165 milioni di euro di base imponibile non sottoposti a tassazione e 113 milioni di Iva non versata. Sono state inoltre denunciate 15 persone responsabili di reati fiscali e scoperti 10 evasori totali i quali, pur avendo svolto attività produttive di reddito, sono risultati completamente sconosciuti al Fisco. Fra questi, come dicevamo, un venditore ambulante, i gestori di un albergo e di uno stabilimento balneare, alcuni commercianti (di carburanti, computer, elettrodomestici e rottami metallici), un muratore e una pittrice.
Durante le operazioni eseguite nel campo della lotta all’evasione, all’elusione e alle frodi fiscali sono state sequestrate disponibilità patrimoniali e finanziarie per il recupero delle imposte evase nei riguardi dei responsabili di frodi fiscali per circa 223mila euro e avanzate proposte di sequestro per circa 4,5 milioni di euro. In totale sono stati 2.240 gli interventi condotti nell’ambito del controllo del territorio. Tra questi una parte consistente sono stati indirizzati al monitoraggio dell’attuazione delle misure anti-contagio nei confronti di persone e ambienti di lavoro.
L’indagine più complessa è quella che ha riguardato un’organizzazione criminale operativa in Italia, la quale è risultata aver radicato solide basi anche in Slovenia. Secondo gli investigatori si è resa colpevole di una cosiddetta “frode carosello” a carattere transnazionale attraverso l’emissione di fatture false per 500 milioni di euro, a favore di società operanti nel settore hi-tech che utilizzavano le fatture per operazioni inesistenti allo scopo di abbattere l’Iva da versare all’Erario. Gli elementi emersi dalle indagini di polizia giudiziaria sono stati successivamente valorizzati avviando sette verifiche fiscali nei confronti delle maggiori società italiane coinvolte nella frode, oltre a un’ulteriore verifica nei confronti della società di diritto sloveno.
Due le verifiche concluse ad oggi: hanno appurato un’evasione dell’Iva per 120 milioni di euro. —
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