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Subito la messa in sicurezza poi il progetto definitivo

Subito la messa in sicurezza poi il progetto definitivo

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Lucca. A gestire gli aspetti tecnici di questa partita è l’ingegner Caterina Susini, dirigente di Sistema Ambiente, che ieri ha illustrato la situazione a una delegazione di residenti della zona. «Qualche tempo fa è stata rilevata nei canali di scolo dell’acqua piovana adiacenti alla discarica, la presenza di metalli pesanti – spiega – Abbiamo fatto ulteriori approfondimenti affidandoci a un team di professionisti dell’Università di Pisa e del Cnr. È stato usato un “tracciante” che mostrala presenza del percolato, il liquido che si forma in una discarica esposta all'azione di acque meteoriche. Sono state poi fatte indagini geologiche e geoelettriche, fino a venti metri di profondità. In pratica è stata eseguita una sorta di Tac della montagnola. Il risultato di questi accertamenti ha messo iniziali problematiche di cedimenti dell’incapsulamento della discarica. Da qui si è posta la questione di intervenire. Di fronte alla possibilità di sigillare nuovamente la discarica con il rischio di ritrovarsi allo stesso punto tra vent’anni, abbiamo ritenuto giusto valutare l’ipotesi di risolvere il problema alla radice, andando a eliminare una volta per tutte la montagnola, bonificano l’area e riqualificandola. È bene sottolineare – continua Susini – che sono stati fatti dei rilievi nei pozzi delle abitazioni private che non hanno messo in evidenza valori sopra la norma. Al momento il problema è circoscritto al corpo di scarico».

Quella che Sistema Ambiente si trova di fronte è una sfida: provare a trasformare un problema in un’opportunità, creando le condizioni per liberare Sant’Angelo in Campo, Nave e Montuolo da quella che i residenti chiamano “la montagnola della vergogna”. Il piano non è dispiaciuto ai cittadini presenti all’incontro, a patto che al posto della discarica non venga realizzato un ampliamento dell’impianto di Sistema Ambiente, che oggi raccoglie i rifiuti del servizio di porta e porta con problemi di maleodoranze che a breve dovrebbero essere risolti grazie a una copertura che eviterà di lasciare l’organico in bella vista e alla merce dei gabbiani. La partita si gioca su tempi lunghi: «La prima cosa da fare è il piano di messa in sicurezza che si realizza in circa sei mesi – spiega Susini –. Già martedì nel cda, daremo mandato al progettista. Dopodiché viene fatto il piano di caratterizzazione dei rifiuti per capire cosa c’è nella montagnola. A quel punto si fa la progettazione per la messa in sicurezza permanente, valutando le soluzioni possibili. Il progetto esecutivo deve poi essere inviato agli enti coinvolti (Regione, Arpat e Comune) per avere le autorizzazioni necessarie». Difficile che si parta prima del 2023, con ricadute in bolletta dal 2025. —

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