Il dolore
Kme cede al fondo tedesco Paragon le lingottiere
A breve la chiusura. Il sindacato chiede chiarezza a Manes. Braccini (Fiom Cgil): vogliamo capire le eventuali ricadute a livello occupazionale
FORNACI DI BARGA. Da Kme la definiscono un’operazione a livello di controllo azionario, che non avrà conseguenze né sull’occupazione né sui livelli di produzione in Italia. Ma i sindacati fremono, soprattutto perché, sostiene il coordinatore nazionale Fiom Massimo Braccini, a novembre 2020 erano state chieste informazioni sul settore Lingottiere e l’azienda «aveva negato cambiamenti all’orizzonte».
Notizia di ieri l’accordo raggiunto tra Intek (che controlla il gruppo Kme) e Paragon Partners Gmhh (un fondo di private equity tedesco), per la cessione dell’intero settore Lingottiere (gli speciali). La nuova società dovrebbe essere posseduta al 55% da Paragon e al 45% da Kme.
«Quest’operazione – sostiene Braccini – darà a Kme un cospicuo ritorno economico, ma di passaggio in passaggio il perimetro produttivo in Italia rischia di ridursi. Il settore delle Lingottiere è sempre stato un ramo d’impresa ad alto valore aggiunto che nel corso degli anni ha dato un’importante risposta economica a tutta la Kme».
La Fiom sottolinea come sia stato visto con favore l’accordo tra Intek ed Egm firmato il mese scorso. Intek si è presa il business dei laminati della Eredi Gnutti Metalli, con i 70 dipendenti dell’azienda bresciana passati sotto le dipendenze della newco nata dall’accordo. «È un’operazione – chiosa Braccini – che ha permesso un ritorno produttivo positivo nello stabilimento di Fornaci di Barga».
Ma, c’è un ma: «La ripresa dopo la fase pandemica è palese, ma purtroppo scarseggiano le materie prime, in particolare acciaio e rame, ed i prezzi sono andati alle stelle. Un problema che si registra in tutta Europa e che appare come un nuovo modello di capitalismo.
Tuttavia – prosegue – per la prima volta dopo tanti anni di utilizzo di ammortizzatori sociali e riduzioni del personale, la Kme è tornata ad assumere, ma, di pari passo, ci hanno annunciato che vi sono ancora una decina di esuberi. Riteniamo che il rilancio complessivo dello stabilimento e del gruppo in Italia debba risentire di più chiarezza all’interno di un quadro di garanzia produttiva e occupazionale, vanno compresi i termini della cessione del settore lingottiere, le prospettive e quali cambiamenti può comportare, ben sapendo che nel corso degli anni tutti i passaggi societari avvenuti non sempre sono andati precisamente nella direzione annunciata».
I sindacati vedranno l’azienda il sette luglio: «Avevamo già in programma un incontro con la direzione aziendale per il rinnovo del contratto aziendale di gruppo, magari sarà occasione anche per approfondire questo nuovo assetto societario del settore speciali». —
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