La manifestazione
I giudici decidono a chi sarà affidata la neonata
La piccina finita intubata e in coma per aver ingerito una dose massiccia di metadone ora si trova in una struttura protetta
Luca Tronchetti
LUCCA. Toccherà ai giudici del tribunale dei minori di Firenze decidere sull’affidamento della neonata che tra giovedì 11 e venerdì 12 marzo finì intubata e in coma per arresto respiratorio dopo aver ingerito una dose massiccia di metadone e cocaina. Nei giorni scorsi infatti si è tenuta l’udienza e i giudici si sono riservati di decidere se affidare la piccina ai nonni materni, che si sono resi disponibili e pronti ad accudire e custodire la nipotina sino a nuova disposizione, oppure a una famiglia affidataria ancora da individuare. Nelle tre ore del dibattimento sono intervenuti anche la persona che attualmente ha in cura la bimba che oggi ha più di quattro mesi, i servizi sociali e gli stessi genitori che stanno seguendo un programma e un percorso di recupero e riabilitazione sotto le direttive del Sert. Soprattutto la mamma, che si è resa conto della grave situazione provocata, è fortemente intenzionata a seguire il piano riabilitativo e poter con il tempo tornare a occuparsi della figlia.
In attesa della valutazione che sarà comunicata nei prossimi giorni in forma scritta dal relatore del collegio del tribunale, Rosario Lupo, la piccina, ormai fuori pericolo e dimessa dall’ospedale Santa Chiara di Pisa, si trova in una struttura protetta nella provincia di Lucca monitorata dai sanitari e affidata momentaneamente a una curatrice.
Il tribunale dei minori di Firenze aveva sospeso la potestà genitoriale per la coppia della Lucchesia in attesa della valutazione di adottabilità della piccina. Secondo i giudici infatti i genitori non erano in grado di custodire, allevare, educare, istruire e rappresentare la bimba nata ormai da oltre due mesi. Un provvedimento estremamente grave e doloroso che adesso è giunto a una soluzione finale.
Nel frattempo va avanti l’inchiesta penale che, al momento, vede come unica iscritta nel registro degli indagati la mamma disoccupata di 33 anni. L’accusa, per adesso, è di cessione di droga in base al testo unico della legge sugli stupefacenti. Ma si tratta di una prima ipotesi investigativa che necessita di ulteriori riscontri. La donna, assistita dall’avvocato Marica Martinelli, si difende dalle accuse e sostiene che era inconsapevole dell’uso di alcuni utensili fatto da altri soggetti che gravitavano nell’abitazione e che in quel momento stavano seguendo un programma di disintossicazione. Di certo c’è che la polizia scientifica subito dopo i fatti ispezionò l’appartamento in Lucchesia, dove la giovane mamma convive con il compagno quarantenne, padre della piccina, che si trovava nell’abitazione nel momento in cui la neonata ha iniziato a stare molto male e che venne sentito come persona informata dei fatti. La piccina era sempre stata allattata artificialmente. Tra il materiale sequestrato, oltre al biberon usato la sera in cui alla neonata era iniziato a mancare il respiro ed era stata condotta in auto dapprima al pronto soccorso del San Luca e da lì trasferita a Pisa, anche un bicchiere di vetro. —
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