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Valdottavo perde il “Pezzini” falegname e reduce di guerra

Luca Meconi
Valdottavo perde il “Pezzini” falegname e reduce di guerra

Per anni è stato custode del sacrario dedicato ai morti nel conflitto mondiale. In paese ha fatto parte di diverse associazioni ed era socio del Gruppo Alpini

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BORGO A MOZZANO. Se n’è andato all’età di 97 anni Aldo Mezzetti, conosciuto da tutti come il “Pezzini”. Di professione falegname, era uno degli ultimi reduci della Seconda guerra mondiale abitante a Valdottavo.

Nato nel 1924, come ricorda l’amico Roberto Andreuccetti, «era stato catturato giovanissimo dai tedeschi e portato in Germania. Dopo l’avvenuta liberazione da parte degli Alleati era rientrato in Italia e aveva militato a lungo nella locale sezione “Combattenti e Reduci”. Tanto aveva fatto, assieme ad altri suoi compagni, per poter avere un sacrario comunale a Valdottavo e si era interessato perché vi fossero trasferite alcune salme di soldati caduti. Aldo era stato per lunghi anni custode di quel sacrario che sentiva come suo. Socio onorario del Gruppo Alpini, fino a quando ha potuto ha partecipato alle cerimonie ufficiali del gruppo. Presente durante le commemorazioni in onore dei caduti il 4 novembre di ogni anno, i suoi occhi erano sempre lucidi durante la cerimonia».

L’amico Sergio Mattei ricorda in maniera dettagliata il periodo della prigionia. «Nel primo mesi dell’estate del’43 – afferma – lui diciannovenne riceve la cartolina precetto e si deve presentare a Bolzano, mi pare il 30 agosto, per il servizio militare. L’otto settembre l’Italia si sveglia con la notizia che il re e il generale Badoglio hanno chiesto l’armistizio agli alleati, sprofondando l’Italia e i resti del suo esercito nel caos più assoluto. Aldo, che non aveva ancora indossato la divisa (e questo era il suo cruccio perché non ha mai saputo se sarebbe diventato alpino o bersagliere), si trova così su un carro bestiame insieme ad altri e portato in Germania come prigioniero militare, poi questi prigionieri prenderanno lo stato di internati civili. È stato costretto a lavorare in un ambiente ostile e difficile. Vi rimarrà fino all’agosto del’45 e tornerà a casa per ironia della sorte lo stesso giorno della data di partenza. Tanti furono gli italiani che subirono questa sorte e molti persero la loro vita. Mio padre che in quella data si trovava in Grecia, scappò sulle montagne e vi rimase fino che i tedeschi non se ne andarono. Tornò a casa che pesava poco più di 40 chili».

Diversa invece fu la sorte del fratello di Aldo, Alfredo, soldato del 2° reggimento Alpini battaglione Dronero divisione Cuneense, che fu dichiarato disperso in combattimento al 31 gennaio 1943. A seguito di ricerche fatte dal fratello Aldo, fu scoperto che era stato imprigionato nel campo sovietico di Tambov da dove partì su una tradotta il 2 febbraio destinato ai campi di lavoro ma non fece più ritorno. Aldo, una volta liberato, inviò una lettera alla madre scritta a Hildesheim, nell’Hannover, su carta intestata dell’American Red Cross e datata 2 maggio 1945, in cui si legge: «Cara mamma ti scrivo questa lettera annunciandoti che sono liberato e spero presto rivederti. Vorrei sperare che sia come di me anche dei miei fratelli. Spero anche di ritrovare la famiglia come la lasciai. Mamma sento il dovere di rivederti e dirti tante cose. Dopo un lungo e amaro periodo risapendo (. .) le novità (…) della mia cara famiglia poi del mio affettuoso paese. Non vedo l’ora di rivedere la mia sorellina che sarà già grande forse non mi riconoscerà più». Da sempre appassionato del suo paese, Aldo Mezzetti ha preso parte a tante associazioni di volontariato ed è stato promotore, insieme a Ferruccio Marchi, del libro pubblicato nel 1993 dal titolo “1900-2000 Valdottavo Scorci di vita di questo secolo”. La salma verrà benedetta lunedì mattina alle ore 10.30 al Convento di San Francesco di Borgo a Mozzano. —

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