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Riconoscimento postumo al prigioniero dimenticato

Emanuela Ambrogi
Riconoscimento postumo al prigioniero dimenticato

In prefettura la consegna della medaglia alla memoria di Osvaldo Piercecchi che durante la guerra trascorse due anni nei campi di lavoro in Germania

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BAGNI DI LUCCA. Cerimonia  in prefettura per la consegna della medaglia d’onore, alla memoria, al figlio di un reduce dai campi di prigionia. Un riconoscimento che il protagonista di una delle pagine più tragiche della nostra storia, Osvaldo Piercecchi, non aveva ricevuto in vita, essendo morto in giovane età, una volta tornato, anche a causa delle pene e degli stenti patiti durante la lunga prigionia.

A ricevere la medaglia, alla presenza del sindaco di Bagni Paolo Michelini,  il figlio Sergio Piercecchi, una delle figure più rappresentative e attive dell’Anpi di Bagni di Lucca. Avrà quindi il giusto riconoscimento Osvaldo Piercecchi, internato per anni nei campi di prigionia, l’ultimo dei quali era stato il campo B serial 18 Walstrasse Hamburgo 24. Il figlio a suo tempo aveva fatto richiesta della medaglia d’onore, essendo in possesso del foglio matricolare, della croce al merito e del congedo. Aspettava la medaglia per il 2 giugno e, non essendo stato chiamato, pensava che qualcosa fosse andato storto. Invece è stato contattato dalla prefettura che ha avvertito anche il sindaco. Oggi alle 11,30 riceverà la medaglia d’onore come parziale riconoscenza morale. Sergio Piercecchi è stato contattato anche dall’Istituto storico che vuole inserire la storia del padre negli archivi.

Osvaldo Piercecchi era nato a Diecimo di Borgo a Mozzano nel 1920, ma la famiglia si era poi trasferita a Bagni di Lucca. Negli anni precedenti la chiamata alle armi aveva aperto una falegnameria. Nella lunga e dolorosa ricostruzione, portata avanti per anni, Sergio Piercecchi ha appurato che il padre era stato chiamato alla leva il 5 giugno 1942 ed era partito per il reggimento artiglieria di Fossano, dove era stato utilizzato come radiotelegrafista. Nel novembre 1942 era stato mandato in Albania, dove si era ammalato. Era stato fatto prigioniero l’11 settembre 1943, tre giorni dopo l’armistizio, che era ancora convalescente. Era stato poi portato in Germania su un carro bestiame, in un viaggio durato due settimane, in condizioni disumane. La prigionia scontata in vari campi con la fame, il freddo, i maltrattamenti, le angherie di ogni genere sia fisiche che morali, ne avevano danneggiato irrimediabilmente il fisico. Finita la guerra Osvaldo Piercecchi tornò a Bagni di Lucca dopo varie peripezie nell’agosto 1945. Nel 1946 si era sposato con la fidanzata Annunziata Del Fiorentino, operaia della Smi (l’attuale Kme), la quale lo aveva aspettato nonostante per due anni non avesse più ricevuto notizie.

Osvaldo morì il 17 luglio del 1960, a 39 anni, lasciando la moglie e quattro figli in tenera età: Mario di tredici, Sergio di undici, Maria Luisa di nove e Gabriella di sette annidi.

«Mio padre – dice Sergio, titolare (in pensione) della Scintil di Chifenti – è morto prematuramente a causa di una malattia al fegato. Ma io sono stato sempre convinto che la sua salute sia stata compromessa durante gli anni di prigionia». —

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