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La protesta: «Stop a piazza e cemento»

Rossella Lucchesi
La protesta: «Stop a piazza e cemento»

Dopo la gettata, a San Concordio cresce il malumore per l’opera del Comune

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LUCCA. Un’enorme gettata di cemento posata lo scorso sabato (5 giugno) al mattino presto. Così è andata in scena la “fase uno” per la realizzazione della piazza coperta a San Concordio, nello spazio ex Gesam che, secondo i piani dell’amministrazione comunale, dovrebbe diventare luogo di aggregazione e ospitare un parcheggio interrato.

«Le operazioni – spiega Fausto Della Ghella, che vive a San Concordio – sono andate avanti per l’intera mattinata, tra un andirivieni di betoniere che scaricavano il cemento in due pompe piazzate sul posto, mentre un mezzo dei vigili urbani sorvegliava la zona. Ci siamo sentiti – aggiunge – come messi di fronte al fatto compiuto, ma noi cittadini non ci arrendiamo e faremo l’impossibile per bloccare questa opera ideata dall’amministrazione comunale. Iniziata, ironia della sorte, proprio nel giorno in cui si celebrava la giornata internazionale dell’ambiente».

Il comitato, da parte sua, ribadisce la sua contrarietà a «un progetto scellerato che, oltre a recare danni all’ambiente, cancellerà un pezzo importante di storia di Lucca. Per contrastarlo abbiamo raccolto oltre 1.500 firme che – commenta Clara Mei, anima della protesta – il Comune ha ignorato, procedendo come se nulla fosse, senza sentire il parere dei residenti e della Sovrintendenza, avvisata solo nell’aprile 2020, due mesi dopo l’assegnazione dell’appalto. A cose fatte, insomma. Per questo abbiamo presentato anche un esposto alla magistratura».

La piazza coperta dovrebbe essere costruita su una superficie di circa 2.500 metri e posizionata sopra uno zoccolo di cemento armato di un metro e mezzo, realizzato su quello preesistente dal 2010. Capace di sopportare il peso della struttura e ostacolare la pressione della falda acquifera che tende a spingere verso l’alto.

«Ma c’è dell’altro – precisa Mei –: attualmente lo scavo ospita 3,8 milioni di metri cubi d’acqua e i piloni di sostegno, posizionati dieci anni fa, se non oggetto di adeguata manutenzione, possono aver subito seri danni e pregiudicare i nuovi lavori».

Un’altra grana per la giunta Tambellini, a cui i cittadini rimproverano di avere violato gli intenti di salvaguardia dell’ambiente.

«Ci spieghino l’utilità di una piazza coperta – tuona Luciano Tintori, di San Concordio – e con una tettoia d’acciaio alta oltre sedici metri che sarà un pugno nell’occhio per il paesaggio».

Teoria condivisa da un’altra cittadina, Claudia Zerboni, che invita i cittadini a non rassegnarsi e unirsi ai comitati per ostacolare il progetto. «Una follia – dice – che il Comune continui a “predicare bene e razzolare male” visto che un giorno promuove eventi a tutela dell’ambiente e il giorno dopo lo distrugge con colate di cemento».

Rosina Barbera vive nel condominio di fronte al cantiere; è una sostenitrice dell’ambiente e ama gli animali. «Gli spazi verdi – afferma – non sono mai abbastanza e sono indispensabili per la sopravvivenza dell’uomo e degli animali. Eliminarli con il cemento è un grosso danno e i nostri amministratori dovrebbero saperlo».

Non disdegna il progetto, invece, Giuliano Centoni, altro residente, «purché – dichiara – se ne faccia buon uso per la città. Non possiamo più tollerare tanto degrado».

Per Rosanna Quattrocchi della cremeria Eva e Piera Maria Pollastrini non sono necessari altri spazi di aggregazione.

Maria Chiara Pardini suggerisce all’amministrazione di utilizzare meglio le risorse economiche.

«Ci sono altre priorità – dice – e anziché partire con disegni assurdi, bisognerebbe salvaguardare le strutture storiche come la filanda Viani che si è salvata grazie all’impegno di Clara Mei». –

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