Il Tirreno

Lucca

l’intervista 

Un gattopardo che sa di pistacchio con il retrogusto della provocazione

Barbara Antoni LUCCA. ;
Un gattopardo che sa di pistacchio con il retrogusto della provocazione

Il gelataio Piero Pacini rilancia con una nuova proposta e incalza: «Negativo questo clima da campagna elettorale»

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In un periodo di grande cambiamento, Piero Pacini, gelataio titolare de “I gelati di Piero” in via Roma, rilancia con un gusto che ha (anche) il sapore della provocazione. Fiordilatte, ricotta, scorza di arancio, crema di pistacchio e granella di pistacchio: questi gli ingredienti di “Gattopardo”, sua nuova proposta, ultima della serie di un trittico ispirato al rinnovamento. I primi due erano “Il Maestro” (dedicato a Giacomo Puccini) e “Il girone dei golosi” (di dantesca memoria).

Perché Gattopardo?

«Perché essendo io di filosofia luterana, penso che oggi siamo punto e daccapo in tutto quello che riguarda la nostra vita, a cominciare dall’economia. Cosa possiamo aspettarci? Io sono dell’idea che dobbiamo cercare di riformare tutto, anche lo Stato. In questi 15 mesi le imprese hanno avuto aiuti, contributi, sostegni che hanno coperto le estreme necessità. Ma tutto quello che abbiamo ricevuto dovrà essere restituito».

Come, a suo avviso, si può riformare?

«Abbiamo un sistema fiscale che da decenni va rivisto in modo strutturale. Le nostre regole contemplano una miriade di tasse piccole e medie. Il loro peso complessivo sul lavoro, in Italia, è molto massiccio. Credo che anche l’Europa vada rivista, e lo dico da convinto europeista. Gli stipendi dei francesi e dei tedeschi sono quasi il doppio dei nostri. In Francia le famiglie hanno in media tre figli perché le famiglie sono supportate da assegni familiari, non si pagano spese sanitarie fino alla maggiore età. Non si può più tollerare che il lavoro femminile sia spesso retribuito meno di quello maschile. Abbiamo bisogno di ristrutturare e rivedere tutto».

E Lucca come si colloca in questo panorama?

«Vedo gattopardi anche alle elezioni lucchesi: stiamo assistendo a una campagna elettorale senza precedenti. Io invece invito a riflettere su come i vertici dei partiti siano lontani anni luce dalla vita vera dei cittadini. Prevedo che alle elezioni amministrative del 2022 avremo un’infinità di liste civiche, come del resto alle ultime tornate elettorali. Dove andremo? Vedo la partita aperta come non mai».

A cosa porta questo clima sospeso e pieno di polemiche?

«Al momento mi sembra che porti solo influssi negativi. Nessuna struttura è adeguata ai bisogni del territorio, vedi la Manifattura».

Il piano di rigenerazione che include la Manifattura sud secondo lei si deve fare o è meglio abbandonarlo?

«Metto il progetto per la Manifattura sullo stesso piano della Tav: ovvero vanno entrambi portati a compimento. Sulla Manifattura forse la cittadinanza andava più coinvolta. Ma bisogna prendere in considerazione che abbiamo una fondazione bancaria tra le più grandi d’Italia, artefice delle opere più grandi realizzate a Lucca da decenni. Così il piano che riguarda la Manifattura sud potrebbe essere realmente una delle opere realizzate più grandi in Italia negli ultimi decenni. Lucca è così: tutto cambia e niente cambia. Ecco perché il nuovo gusto che ho inventato rappresenta una provocazione a tutto tondo. Anche se nasce dagli stessi presupposti degli altri due, e cioè arte, cultura, artigianalità. I miei assaggiatori che hanno testato “Il gattopardo” di fatto lo hanno divorato».

E i primi turisti che lo hanno scelto?

«Ne sono stati entusiasti. E lo dico perché io e mia moglie Caroline concepiamo il nostro lavoro non come mera vendita di gelato ma anche come parlare con i clienti, con le persone che arrivano nel nostro negozio. Tutti, negli ultimi mesi, dicono la stessa cosa: che niente sarà più come prima». —



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