Il dolore
«Studenti trattati come numeri»: Lucca, la protesta dei prof del Paladini
Una lettera aperta contro il taglio di una classe quarta al liceo delle scienze umane: «Il principio della priorità alla scuola e l'interesse dei ragazzi vengono negati nei fatti»
LUCCA. Insegnanti in campo contro taglio di una classe quarta al liceo delle scienze umane "Paladini". Sono Marianna Antongiovanni, Sara Benzi, Sabrina Bochicchio, Nicola Cosentino, Fabrizio De Bartolomei, Marco Di Grazia, Giorgia Esposito, Lucia Galli, Antonio Giannecchini, Valerio Giannini, Alessandro Giannoni, Mario Giardina, Claudia Giorgi, Manola Giometti, Luca Lera, Davide Lionetti, Cecilia Madrigali, Rosa Manco, Angela Marcheschi, Francesco Marchi, Marianna Modestino, Marina Montauti, Marco Musto, Daniela Paolinelli, Rossella Petrini, Maria Luisa Petruzzo, Gaia Picone, Adriana Pieretti, Alessia Pontecorvi, Alessio Rovai, Lisa Sabò e Alessandro Tiberio.
Gli insegnanti hanno scritto una lettera: «Applicando direttive ministeriali che risalgono al 2009, l'Ufficio scolastico regionale della Toscana e l'Ufficio scolastico provinciale hanno deciso, per il prossimo anno scolastico 2021/2022, di concedere una quarta classe in meno: le attuali cinque classi terze dell'indirizzo Lsu dovranno perciò diventare quattro. In questo modo sarà possibile evitare un incremento dell'organico dei docenti e si potranno così ridurre i costi. Purtroppo il risparmio economico non è l'unica conseguenza di questo taglio perché la decisione non tiene in alcun conto la situazione reale in cui gli studenti del "Paladini" devono svolgere le attività scolastiche. Infatti, da quando, nel 2018, studenti e docenti sono stati costretti a lasciare la sede naturale della scuola, in via San Nicolao, l'attività scolastica è stata trasferita in una sede provvisoria nell'area dell'Ospedale Campo di Marte: due blocchi di container nell'ex parcheggio e una palazzina che era usata in precedenza come sede ospedaliera».
«In queste strutture (provvisorie), dove non sono previste né palestra né aula magna, tutte le aule sono piccole - sottolineano i docenti - L'unica aula grande, secondo il computo di 1, 98 mq/ per persona, come prevede la normativa sulla sicurezza, può ospitare al massimo 24 alunni più l'insegnante ed è attualmente assegnata alla 3ª B di 28 persone. Le altre terze sono dislocate in ambienti molto piccoli: la 3ª A di 15 alunni, con un H con gravi problemi di mobilità è in una stanza lunga e stretta in cui gli alunni ai lati estremi dell'aula per vedere la lavagna si devono alzare dal banco e raggiungere una posizione più centrale (in piedi); la 3ª G di 16 alunni è in una stanza di 27, 70 mq, idonea ad un massimo di 13 persone. Il sistema dell'assegnazione delle aule alle classi è già attualmente in un equilibrio sofferente e, di fronte a quattro classi di 24/25 persone, darebbe luogo ad una situazione insostenibile. Gravissima la soluzione che sarebbe stata ventilata ai rappresentanti degli alunni recatisi all'Ufficio scolastico territoriale per protestare: a turno una parte della classe rimarrebbe a casa, seguendo le lezioni a distanza, anche quando le condizioni sanitarie permetterebbero la frequenza al 100 per cento».
«Queste difficoltà già evidenti in una situazione normale - si legge ancora nella lettera - si accrescono nel contesto della pandemia: le classi più numerose sono accalcate in spazi ristretti dove il metro è calcolato per difetto. I muri tra le aule sono sottili e non isolati dal punto di vista acustico, così come scarsamente isolato è il tetto, tanto nella palazzina quanto (e ancora peggio) nei container: la conseguenza è che se piove, se ci sono rumori dall'esterno o dalla classe vicina, fare lezione diventa difficile e a volte impossibile. Il problema aumenta in proporzione al numero degli alunni per classi, sia perché gli alunni sono inevitabilmente rumorosi sia perché in classi numerose alcuni studenti si troveranno più lontani dall'insegnante e quindi faranno più fatica a sentire la voce».
Secondo i docenti, «sul piano didattico, un accorpamento delle classi in quarta, due anni prima dell'esame di Stato, quando il programma procede senza soluzioni di continuità dalla terza, comporta inevitabilmente una riduzione degli apprendimenti (il contrario quindi della scuola inclusiva e del recupero degli apprendimenti promesso agli studenti di tutta Italia). Sul piano affettivo e sociale, a studenti già provati da un anno scolastico difficilissimo, spesso psicologicamente fragili, penalizzati da un contesto ambientale non favorevole, viene imposto dall'alto un cambiamento di compagni e insegnanti: sono considerati come numeri, non come persone con esigenze e difficoltà».
«Con amarezza - concludono i professori - constatiamo: la negazione, nei fatti, del principio della priorità alla scuola e dell'interesse primario degli studenti; il disinteresse per la didattica e per l'effettivo apprendimento degli studenti; il disinteresse per gli studenti in quanto persone; l'indifferenza per la credibilità delle istituzioni e per quella che dovrebbe essere una vera "educazione civica", non fatta di parole vuote, ma di gesti concreti».
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