Sicurezza
Manifattura, progetto sempre più in bilico
I tempi si accorciano e c’è l’incognita del parere delle Belle Arti. Entra in ballo il “piano B”: la vendita in lotti
Barbara Antoni
lucca. Sembra diminuire con il passare dei giorni e delle settimane la possibilità che il progetto di rigenerazione urbana che interessa l’ex Manifattura sud, proposto dalla società Coima Sgr e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca possa trovare alla fine una realizzazione.
Dal punto di vista della procedura, il dato più eclatante è che i tempi stringono per la costituzione del fondo, che, come più volte ribadito dai proponenti, dovrebbe essere costituito entro il mese di ottobre 2021 per poter dare le gambe al progetto. A questo si aggiunge l’attesa per i contenuti del parere sull’ultima ipotesi progettuale per il recupero del complesso che la Soprintendenza lucchese dovrà esprimere.
Il parere delle Belle Arti è atteso a questo punto nel giro di pochi giorni, ma da più parti cresce lo scetticismo anche per i paletti che potrà prevedere per un progetto di rigenerazione urbana di considerevole portata, che interessa non solo la Manifattura ma anche una parte delle Mura: un intervento da sessanta milioni di euro per la realizzazione all’interno della Manifattura sud di spazi produttivi (quelli per i quali Tagetik, società olandese di software con la testa a Lucca ha manifestato interesse per portarvi i suoi uffici), abitazioni (in tutto venticinque, pari all’undici per cento dello spazio complessivo secondo l’ultima ipotesi di progetto), oltre a superfici da destinare ad attività commerciali e culturali. Dovrebbe, nel tempo, sostenere questa realizzazione l’introito derivante dalla gestione dei parcheggi, uno dei punti più contestati da comitati cittadini e parti politiche che fin dall’inizio sono stati contrari al progetto.
Adesso, in questo scenario, l’amministrazione comunale, proprietaria del complesso della Manifattura sud, potrebbe essere in procinto di valutare una sorta di “piano B”, una cornice nella quale possa inserirsi un rilancio dell’edificio secondo un’altra prospettiva: quella dell’alienazione dell’edificio, non in una soluzione unica ma dopo averlo suddiviso in lotti a seconda della destinazione che verrà assegnata dal piano attuativo attualmente in corso di stesura.
Per certi versi sarebbe, questo, anche un ritorno all’indietro, a quando in alcuni masterplan di quasi dieci anni fa si ipotizzava un’alienazione per lotti di questa parte dell’ex convento di San Domenico.
Nel contesto di un ipotetico “piano B” sarebbe tutto da vedere anche il ruolo che potrebbe eventualmente giocare la Fondazione Cassa di Risparmio.
La situazione sembra giunta a un bivio. Ulteriori sviluppi potrebbero non essere lontani. —
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