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Unione dei Comuni, salta il consiglio sul bilancio

Unione dei Comuni, salta il consiglio sul bilancio

All’origine un errore nella convocazione. Feniello: «Remaschi non ha giustificato la giunta che non si è presentata»

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borgo a mozzano. Quattro consiglieri di minoranza dell’Unione dei Comuni della Mediavalle (Francesco Feniello, Claudio Gemignani, Yamila Bertieri, Pietro Tosi) puntano il dito contro il presidente dell’Unione Marco Remaschi e i sindaci della sua giunta dell’Unione (Paolo Michelini di Bagni di Lucca, Caterina Campani di Barga, Patrizio Andreuccetti di Borgo a Mozzano, Andrea Bonfanti di Pescaglia).

«Remaschi – spiegano i consiglieri di minoranza – abbandona di corsa l’Unione dei Comuni insieme agli altri sindaci. Tutti i componenti della maggioranza, tranne uno, non si presentano in consiglio, senza giustificazioni, facendo saltare la seduta consiliare regolarmente convocata dal presidente. Con Remaschi, l'intera giunta ha disertato la seduta consiliare facendo saltare l'approvazione del bilancio consuntivo e gli altri punti all'ordine del giorno. Nessuno dei suddetti amministratori si è preoccupato di informare i consiglieri di minoranza presenti nella sala consiliare. Una “fuga” per evitare di affrontare il giudizio o qualche commento delle minoranze. Una ritirata da un nemico che non c'è. Tali azioni, nell'ambiente militare, sarebbero state classificate come vero atto di “codardia” o “viltà di fronte al pericolo. In politica, l'abbandono del consiglio senza nemmeno presentarsi, dopo averlo convocato, è una mancanza di garbo istituzionale, una scorrettezza quantomeno da alleviare avvisando i presenti. Tutto ciò è avvenuto per una dimenticanza dell'ufficio, cosa che può succedere. Nulla di male perché il consiglio doveva e poteva essere fatto saltando eventualmente il punto ritenuto carente di procedura legittimante. Invece no: hanno preferito far saltare tutto. La questione per la minoranza era finita, chiusa, sepolta, anche se con amarezza di fronte a tali comportamenti».

Non è finita qui però. «A fine mese, la questione si è riaccesa per una lettera di Remaschi che accusa gli uffici di mancanza grave e si riserva di valutare con la giunta dell'Unione eventuali azioni da intraprendere per evitare il ripetersi di tali errori. Nulla dice sul comportamento politico nella circostanza. Noi consiglieri di minoranza, presenti quel giorno in consiglio per dovere istituzionale non ci stiamo».

I quattro consiglieri passano all’attacco. «Dov'è l'illegittimità citata dal presidente? Nella dimenticanza degli uffici o nella fuga del presidente e di alcuni membri della maggioranza senza giustificare in consiglio il rinvio del punto?Per noi consiglieri di minoranza la questione, pur delicata, era finita quel giorno, il 27 maggio. Chi non lavora non sbaglia. La giustificazione e l'accettazione dell'errore sta nel saper valutare se l'errore è avvenuto per dolo o semplice dimenticanza. Noi avevamo fatto nostra la seconda ipotesi e accettato le scuse da parte del segretario. Le scuse del presidente e della maggioranza non sono mai arrivate. Ora, dopo una lettera del genere il cui contenuto è irricevibile e inaccettabile, si riapre la questione». —

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